La luna di miele sta per finire, dopo le maggioranze "bulgare" ottenute in entrambi i rami del Parlamento il governo varato dal Professor Monti sta per smettere giacca e cravatta per rimboccarsi le maniche e varare le prime misure anti crisi.
E' stata una settimana talmente intensa che l'addio di Berlusconi di sette giorni fa in mezzo ai festeggiamenti e lanci di monetine sembra quasi un film in bianco e nero che appartiene ad un'altra epoca.
Non c'è dubbio che abbiamo davvero voltato pagina, le immagini a confronto dei due governi che si sono succeduti in pochi giorni denotano abissali differenze nello stile dei personaggi che li compongono, nella serietà palesata nell'affrontare gli incarichi e nelle effettive competenze di ciascuno dei ministri che sono entrati nella nuova compagine governativa.
Niente a che vedere con la cricca di nani, buffoni e ballerine che ha caratterizzato la peggior fase della storia repubblicana e che ha costretto uno dei paesi più sviluppati del mondo a subire il "commissariamento" di fatto da parte dell'Unione Europea ed un crollo verticale nel prestigio internazionale di cui l'Italia ha fino a pochi anni fa goduto.
Ma se il consenso in Parlamento ed anche quello popolare è sembrato subito piuttosto elevato, diverse sono state le voci di dissenso e di dubbio, sollevate sia all'interno dei partiti che nella società civile.
In primo luogo ha suscitato forti perplessità il processo con cui si è arrivati a creare un cosiddetto "governo del Presidente" in quanto la gestione della crisi è stata presa in mano e risolta in pratica dal Presidente delle Repubblica, operando ai limiti di quanto previsto dal ruolo istituzionale.
La rapidità con cui si è giunti alla nomina di Monti fa presupporre che già da qualche mese fosse pronto un "piano B" da azionare qualora il governo Berlusconi non fosse stato più in grado di adempiere alle sue funzioni e la situazione economica fosse precipitata. Per quanto i giornali abbiano raccontato della sorpresa che ha colto la maggior parte dei neo ministri al momento della telefonata di Monti, è indubbio che una squadra di tecnici non può essere improvvisata, così come i principi del programma che è stato illustrato durante i dibatti sulla fiducia.
Si sono levate poi, in particolare da parte di alcuni esponenti del centrodestra, proteste per quello che è stato definito un vero colpo di stato, in quanto le nomine sia del Presidente del Consiglio che dei Ministri hanno travalicato il ruolo dei parlamentari e dei vari partiti politici, che sono rimasti totalmente esclusi dalla scelte.
Inoltre considerate le fasi della crisi la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la crescita esponenziale dello spread fra i Btp ed i Bund tedeschi, espressione della sfiducia nel nostro paese da parte dei mercati internazionali. In particolare il controllo sul nostro paese messo in opera dall'Unione Europea sotto l'egida franco-tedesca è apparso a molti come un'indebita intromissione nella sovranità nazionale, in quanto la pressione esercitata sull'Italia ha di fatto costretto a mettere i piedi un nuovo governo che in primis fosse gradito proprio alle istituzioni politiche ed economiche estere.
Ma forse l'argomento che in questi giorni ha sollevato non solo dubbi ma anche un ritorno delle contestazioni di piazza è l'abito di cui appare vestito il nascente esecutivo, e cioè quello del cosiddetto "Governo delle banche".
L'interpretazione deriva sia dall'esperienza personale del Presidente del Consiglio che di uno dei ministri chiave, Corrado Passera, fino alla scorsa settimana amministratore delegato del primo gruppo bancario italiano. Il problema che viene sollevato è duplice, sia in relazione ai conflitti di interesse che potrebbero insinuarsi nelle azioni prossime future sia al fatto che la genesi della crisi planetaria viene fatta risalite proprio ai comportamenti quanto meno scorretti adottati negli ultimi anni dal sistema finanziario e che hanno intaccato gli equilibri dell'economia reale.
Il giudizio degli italiani riamane in sospeso fra la speranza della rinascita, il timore di concedere una fiducia mal riposta e la paura che non ci sia sia governo tecnico o politico che tenga di fronte ad una situazione ormai drammatica.
Le osservazioni ed i timori precedentemente esposti sono tutti condivisibili, ed è corretto mantenere alta la guardia nel seguire l'azione del nuovo governo in quanto l'Italia non può più permettersi passi falsi sia in relazione alla situazione economica sia per quanto concerne il ristabilimento di una normale vita democratica, quest'ultima affossata in particolare negli ultimi anni dai deliri di onnipotenza e di inciviltà portati dal dominio berlusconiano.
Ma se ogni dubbio è lecito ed è sacrosanto temere nel consegnare le chiavi del nostro paese a persone che non abbiamo scelto ma che in qualche modo ci sono state imposte, un'apertura di credito anche se limitata è doveroso concederla al "Professore", che peraltro già dal primo discorso da premier ha subito parlato di equità, forse il termine più adatto per indicare la priorità assoluta di questo paese e cioè il ritorno della democrazia così come era stata concepita dai padri della nostra Costituzione.
Ci attendono sacrifici, è inevitabile ma la novità sembrerebbe che il conto dovrà essere pagato da tutti e se da una parte appare ingiusto (già si parla di class action nei confronti di Berlusconi per i danni provocati al paese) dall'altra ricordiamoci che se il precedente governo fosse sopravvissuto la maggior parte degli italiani sarebbe stata affogata per far galleggiare la casta degli appartenenti al "cerchio magico".
E se ancora permanessero dei dubbi, vogliamo ricordarci ad esempio di Brunetta e degli insulti ai precari, della Gelmini e del tunnel dei neutrini o di Sacconi e dell'odio contro i lavoratori dipendenti?
Come dice un noto slogan pubblicitario, non ci sono paragoni.



Nessun commento:
Posta un commento