"In nome del popolo italiano condanno l'miputata ad andare a lavorare ed all'interdizione perpetua al carcere". Potrebbe suonare così nel prossimo futuro la lettura di una sentenza in un aula di un qualsiasi tribunale italiano, sì perché dopo quanto si è appreso oggi in merito alle dichiarazioni rilasciate da Patrizia Reggiani credo che da ora in poi si debba dare una lettura un po' differente di cosa si intende per giustizia.
Partiamo dall'antefatto, nel 1995 viene ucciso Maurizio Gucci, un cognome noto in tutto il mondo anche se al tempo aveva giàceduto le proprie quote della famosa casa di moda, dopo due anni di indagini il cerchio si chiude e la mandante dell'omicidio viene identificata nella moglie Patrizia Reggiani.
Dopo aver scontato la metà della pena la legge consente di richiedere un regime di semi libertà che consente al carcerato di trascorrere la giornata in libertà svolgendo però un attività lavorativa per poi rientrare in cella per la notte.
Una mano tesa dalla giustizia per favorire il recupero di chi ha sbagliato ma vuole dare un senso anche alla sua colpa ma, colpo di scena, la signora Reggiani la rifiuta.
I motivi? La nobildonna non ha mai lavorato in vita sua e preferisce restare in carcere a curare le sue piante ed il suo furetto.
Inquadriamo bene la scena, una condannata per omicidio, quindi non per il furto di una merendina al supermercato viene mantenuta vita natural durante a nostre spese per evitarle di rovinarsi le unghie con lo sporco lavoro, lasciandole la possibilità di passare il suo tempo a coltivare i suoi hobbies, senza la benché minima preoccupazione né sensi di colpa.
Questo mentre fuori il mondo brucia ed i più fortunati passano la giornata a lavorare (ma sono impazziti?) e lasciano seccare i gerani sul balcone perché non hanno la testa ed il tempo di innaffiarli (che indecenza!).
Ergo, la galera non sarà più una punizione a l'aspirazione a cui tendere, i bambini alla fatidica domanda "cosa ti piacerebbe fare da grande?" risponderanno all'unisono "il carcerato" e pertanto la nuova casta non avrà più sede a Montecitorio ma a Regina Coeli. Ovviamente questo privilegio non potrà essere per tutti e come nei clubs esclusivi dei vips ci saranno i buttafuori che selezioneranno la clientela che potrà accedere.
Di conseguenza la massima pena inflitta dai giudici potrà essere la condanna al lavoro dipendente fino all'età della pensione e magari senza nemmeno percepirla e fioccheranno le querele nei confronti di chi per insultare qualcuno lo apostroferà "lavoratore!" (vedasi magnifica interpretazione di Alberto Sordi in "I vitelloni).
Fenicotteri a Putzu Idu (Or)
mercoledì 19 ottobre 2011
domenica 16 ottobre 2011
La vera identità dei violenti
Chi sono i violenti? Con ancora le immagini negli occhi dei disordini di ieri a Roma credo che la maggior parte delle persone non esiterebbe a rispondere d'istinto i "black blocks". Perfetto, è il risultato desiderato da chi ha lavorato nell'ombra per demonizzare l'importanza di quanto è accaduto ieri in più di 900 città nel mondo, o meglio di chi non ha agito per evitare che le violenze si verificassero.
Già perchè non si può non essere sfiorati dal sospetto che quanto accaduto potesse far comodo a chi avrebbe voluto screditare il movimento degli indignati e più in generale la contrapposizone all'attuale azione di governo.
Difatti mentre in tutto il mondo le manifestazioni sono state assolutamente incruente solo in Italia si sono verificati incidenti e di conseguenza tutte le copertine dei media si sono catalizzati sulla cronache e gli effetti delle violenze, annullando di fatto il messaggio che centinaia di migliaia di persone che ieri sfilavano a Roma intendevano portare agli occhi della nazione.
Non solo, la lettura che risulta facile proporre da parte di chi vuole sfruttare quanto accaduto è di facile intuizione e cioè che queste sarebbero le conseguenze se si lasciasse senza controllo la libertà di esprimersi, se si concedesse il potere in mano a gente non indignata ma indegna di essere ascoltata, per cui già mi sembra di sentire il fatidico "ghe pensi mi" che il nostro Presidente del Consiglio adopera ed abusa per dimostrare agli italiani che senza di lui ci sarebbe il diluvio universale. Difatti basta leggere i titoli di oggi dei giornali vicini al premier a dimostrazione di come gli eventi siano stati strumentazlizzati al fine di addebitarli alle forze di opposizione, politiche e non.
E' evidente comuqnue che non ci sia stata un precisa volontà di prevenire gli scontri, era talmente ovvio che considerato l'evento ed il numero di persone coinvolte le schegge impazzite dei "black blocks" si sarebbero infiltrati come avviene ad ogni evento di rilievo internazionale. Peraltro sia le persone che i mezzi informatici usati dagli stessi per organizzarsi è presumibile ritenere che siano controllabili dalla polizia o dai servizi segreti e comunque una volta giunti sul posto sono soggetti facilmente riconoscibili, pertanto nasce il dubbio più o meno legittimo che le forze dell'ordine avessero degli ordini immagino non scritti di lasciare rovinare un pò la festa intervenendo solo dopo, altrimenti non si spiega perchè in tutto il resto del mondo la prevenzione abbia fatto sì che le manifestazioni non abbiano lasciato tracce di violenza.
Quello che è successo però non deve fermare però il processo in corso di cui le varie organizzazioni degli "indignati" sono i rappresentanti, un processo globale che si è sviluppato come un anditodo allo stesso virus proprio della globalizzazione che, nata per suggellare lo sviluppo planetario dei mercati, è implosa come le Twin Towers trascinando le maggiori eocnomie mondiali in una crisi spaventosa senza precedenti.
Il vero male del ventunesimo secolo è l'azione di forza da parte dei poteri economici e politici forti (troppo spesso queste due categorie coincidono, in particolare nel nostro paese) che stanno progressivamente attivando un'azione di forza per riprendersi tutti i privilegi che le lotte sociali e lo sviluppo civile ed economico del dopoguerra avevano ridotto o cancellato. Dunque prima si provoca la crisi con comportamenti scellerati poi per risolverla si chiede agli stessi soggetti che ne hanno subito le conseguenze di porvi rimedio attigendo sempre dalle stesse risorse sempre più scarse.
Così a pagare sono sempre il lavoro e le persone, mentre a godere della finta crisi sono le istituzioni finanziarie ed i soggetti che le appoggiano, con molti politici in primo piano. Quindi da una parte manager di grandi aziende pubbliche e private aumentano vertiginosamente i propri benefits, mentra dall'altra le stesse aziende licenziano o mettono in cassa integrazione i propri dipendenti ed aumentano a disumisura i costi per gli stessi propri clienti. Un serpente senza fine che ingoia tutto quello che trova sulla sua strada e che non guarda al futuro, perchè il motto che li spinge è "dopo di me il nulla".
E questa non è violenza?
Non é violenza vedere i prori figli che non trovano lavoro o diventano precari a vita, che vengono anche solo immaginati i condoni fiscali, che venga tassato all'inverosimile il lavoro mentre il patrimonio non può essere toccato, che molti imprenditori svuotino le proprie aziende esportando le risorse prodotte dai lavoratori nei paradisi fiscali, che il paese con il più grande patrimonio artistico del mondo ed tra le più belle risorse naturali venga sommerso da una valanga di cemento peraltro costruito utilizzando manodopera in nero spesso sfruttando la disperazione degli extra comunitari, che una classe scolastica pubblica contenga 54 bambini mentre vengono erogati contributi a chi frequenta le scuole private, la vergognosa compravendita di voti parlamentari e conseguente assegnazione di cariche pubbliche ad ogni voto di fiducia che consente di sopravvivere ad un governo che ormai è morto da tempo?
Credo che ognuno di noi abbia una pagina da aggiungere a questa lista degli orrori e possiamo affermare che "siamo tutti indignati" ma la risposta vincente è proprio la non violenza, l'unità della forza di chi crede nel futuro e lo vuole costruire senza distruggere.
Già perchè non si può non essere sfiorati dal sospetto che quanto accaduto potesse far comodo a chi avrebbe voluto screditare il movimento degli indignati e più in generale la contrapposizone all'attuale azione di governo.
Difatti mentre in tutto il mondo le manifestazioni sono state assolutamente incruente solo in Italia si sono verificati incidenti e di conseguenza tutte le copertine dei media si sono catalizzati sulla cronache e gli effetti delle violenze, annullando di fatto il messaggio che centinaia di migliaia di persone che ieri sfilavano a Roma intendevano portare agli occhi della nazione.
Non solo, la lettura che risulta facile proporre da parte di chi vuole sfruttare quanto accaduto è di facile intuizione e cioè che queste sarebbero le conseguenze se si lasciasse senza controllo la libertà di esprimersi, se si concedesse il potere in mano a gente non indignata ma indegna di essere ascoltata, per cui già mi sembra di sentire il fatidico "ghe pensi mi" che il nostro Presidente del Consiglio adopera ed abusa per dimostrare agli italiani che senza di lui ci sarebbe il diluvio universale. Difatti basta leggere i titoli di oggi dei giornali vicini al premier a dimostrazione di come gli eventi siano stati strumentazlizzati al fine di addebitarli alle forze di opposizione, politiche e non.
E' evidente comuqnue che non ci sia stata un precisa volontà di prevenire gli scontri, era talmente ovvio che considerato l'evento ed il numero di persone coinvolte le schegge impazzite dei "black blocks" si sarebbero infiltrati come avviene ad ogni evento di rilievo internazionale. Peraltro sia le persone che i mezzi informatici usati dagli stessi per organizzarsi è presumibile ritenere che siano controllabili dalla polizia o dai servizi segreti e comunque una volta giunti sul posto sono soggetti facilmente riconoscibili, pertanto nasce il dubbio più o meno legittimo che le forze dell'ordine avessero degli ordini immagino non scritti di lasciare rovinare un pò la festa intervenendo solo dopo, altrimenti non si spiega perchè in tutto il resto del mondo la prevenzione abbia fatto sì che le manifestazioni non abbiano lasciato tracce di violenza.
Quello che è successo però non deve fermare però il processo in corso di cui le varie organizzazioni degli "indignati" sono i rappresentanti, un processo globale che si è sviluppato come un anditodo allo stesso virus proprio della globalizzazione che, nata per suggellare lo sviluppo planetario dei mercati, è implosa come le Twin Towers trascinando le maggiori eocnomie mondiali in una crisi spaventosa senza precedenti.
Il vero male del ventunesimo secolo è l'azione di forza da parte dei poteri economici e politici forti (troppo spesso queste due categorie coincidono, in particolare nel nostro paese) che stanno progressivamente attivando un'azione di forza per riprendersi tutti i privilegi che le lotte sociali e lo sviluppo civile ed economico del dopoguerra avevano ridotto o cancellato. Dunque prima si provoca la crisi con comportamenti scellerati poi per risolverla si chiede agli stessi soggetti che ne hanno subito le conseguenze di porvi rimedio attigendo sempre dalle stesse risorse sempre più scarse.
Così a pagare sono sempre il lavoro e le persone, mentre a godere della finta crisi sono le istituzioni finanziarie ed i soggetti che le appoggiano, con molti politici in primo piano. Quindi da una parte manager di grandi aziende pubbliche e private aumentano vertiginosamente i propri benefits, mentra dall'altra le stesse aziende licenziano o mettono in cassa integrazione i propri dipendenti ed aumentano a disumisura i costi per gli stessi propri clienti. Un serpente senza fine che ingoia tutto quello che trova sulla sua strada e che non guarda al futuro, perchè il motto che li spinge è "dopo di me il nulla".
E questa non è violenza?
Non é violenza vedere i prori figli che non trovano lavoro o diventano precari a vita, che vengono anche solo immaginati i condoni fiscali, che venga tassato all'inverosimile il lavoro mentre il patrimonio non può essere toccato, che molti imprenditori svuotino le proprie aziende esportando le risorse prodotte dai lavoratori nei paradisi fiscali, che il paese con il più grande patrimonio artistico del mondo ed tra le più belle risorse naturali venga sommerso da una valanga di cemento peraltro costruito utilizzando manodopera in nero spesso sfruttando la disperazione degli extra comunitari, che una classe scolastica pubblica contenga 54 bambini mentre vengono erogati contributi a chi frequenta le scuole private, la vergognosa compravendita di voti parlamentari e conseguente assegnazione di cariche pubbliche ad ogni voto di fiducia che consente di sopravvivere ad un governo che ormai è morto da tempo?
Credo che ognuno di noi abbia una pagina da aggiungere a questa lista degli orrori e possiamo affermare che "siamo tutti indignati" ma la risposta vincente è proprio la non violenza, l'unità della forza di chi crede nel futuro e lo vuole costruire senza distruggere.
Steve Jobs? Un falso mito
Il 5 ottobre è morto Steve Jobs, un evento a cui i media hanno dato ampio risalto tanto da renderlo un lutto universale, celebrato con gli stessi mezzi che egli aveva sviluppato.
Si sono susseguite in tutto il mondo le dichiarazioni di personaggi del mondo politico, del business, dello spettacolo che hanno sottolineato il carattere visionario ed innovativo della sua opera, ma le reazioni più forti sono venute dal suo "popolo", da quelli che lo hanno considerato un "guru", un icona "religiosa" da seguire in tutto e per tutto, anche accampandosi nelle freddi notti davanti agli "Apple Store" per essere i primi ad acquistare un nuovo prodotto del marchio della mela, fino a chi lo ha addirittura accostato a Leonardo da Vinci.
Ma il dolore della morte e la sofferenza della malattia appartengono solo a coloro con cui condivideva i sentimenti e la vita di ogni giorno, persone per le quali il ricordo resterà vivo per sempre ma a tutti gli altri, a noi che abbiamo conosciuto solo il suo lato pubblico cosa resterà dopo che la notizia della sua morte e della sua eredità non comparirà più sulle pagine dei giornali?
Ebbene, credo che non entrerà nella storia.
Il suo grande genio (commerciale) non è stato quello di inventare, ma di trasformare, plasmare apparecchi ideati da altri in oggetti del desiderio facendoli diventare status symbols, marchi di appartenenza ad un gregge di cui era il pastore. Ma questi oggetti fanno parte di un mondo chiuso ed elitario, anche dal punto di vista tecnico spesso incompatibili con altri hardware e software, con un prezzo decisamente molto elevato rispetto ai concorrenti.
In pratica e' stato l'ideatore di una nuova casta sociale ed in un momento in cui le risorse planetarie stanno sempre più concentrandosi in mano ad una ristretta cerchia di persone con conseguente rallentamento della crescita sociale ed economica, questo non può essere certo considerato un merito.
Ha provocato lo stesso effetto che hanno avuto nei decenni precedenti gli stilisti nel mondo della moda, creare un marchio che fosse un icona di stile e diventasse un sogno da realizzare anche per la casalinga da Voghera.
Insomma un grandissimo direttore di marketing, ha convinto milioni di persone nel mondo che la vita fosse più semplice e divertente con i suoi giocattoli, e soprattutto, come recitava il più famoso slogan coniato qualche anno fa per il rilancio del marchio Apple, "Think different", che il possederli avrebbe voluto essere appunto differenti, e sottinteso, superiori.
Ha creato uno dei marchi più conosciuti nel mondo, e la forza di un marchio è un grimaldello che apre le porte della mente dei consumatori e svuota i loro portafogli.
Ha raggiunto il risultato che ogni imprenditore sogna, creare un orda di clienti sfrenati e maniacali che non vedono l'ora di provare la venticinquesima versione dello stesso prodotto, con il prezzo sempre più alto, gettando via quella precedente.
Ma c'è anche il lato oscuro della vicenda, lo sfruttamento di uomini, donne e bambini in Asia nelle fabbriche della Foxxcon che producono per la Apple, un moderno schiavismo per di più legalizzato, che ha portato ad un numero impressionante di suicidi dei lavoratori schiacciati dalle disumane condizioni di vita nella fabbriche / prigioni e beffati dalla richiesta di impegnarsi per iscritto a non farsi del male.
Come insegna la storia la scomparsa di un dittatore spazza via i seguaci ed i castelli di carta che aveva costruito, pertanto ritengo che la fortuna di Apple sia legata esclusivamente al carisma ed alle capacità imprenditoriali del suo fondatore.
Il mercato globale, con i paesi come l'India che stanno facendo passi da gigante nella tecnologia avanzata (stanno uscendo tablets del tutto simili all'IPad ma con prezzi alla portata di tutti), la crisi mondiale economica, la sempre più vicina fine del capitalismo così come lo abbiamo conosciuto nel ventesimo secolo e di cui l'azienda di Cupertino era uno dei maggiori esponenti, sono tutti fattori che ritengo influenzeranno negativamente le vendite dei prodotti della mela nei prossimi anni, perché i consumatori finora hanno agito seguendo un istinto "bestiale" accecati dalla devozione al loro "profeta" e senza di lui è probabile che si sentiranno persi, orfani del loro mentore.
Siamo entrati in una fase storica in cui la recessione spingerà gli individui a ripensare le proprie scelte ed a individuare nuovamente le priorità di spesa di risorse sempre più esigue ed in questo processo è prevedibile che IPod, IPhone ed IPad siano destinati a finire nel cassetto dei ricordi, con buona pace dei fanatici del marchio della mela che non fatichieranno a trovare un nuovo profeta dell'effimero.
Si sono susseguite in tutto il mondo le dichiarazioni di personaggi del mondo politico, del business, dello spettacolo che hanno sottolineato il carattere visionario ed innovativo della sua opera, ma le reazioni più forti sono venute dal suo "popolo", da quelli che lo hanno considerato un "guru", un icona "religiosa" da seguire in tutto e per tutto, anche accampandosi nelle freddi notti davanti agli "Apple Store" per essere i primi ad acquistare un nuovo prodotto del marchio della mela, fino a chi lo ha addirittura accostato a Leonardo da Vinci.
Ma il dolore della morte e la sofferenza della malattia appartengono solo a coloro con cui condivideva i sentimenti e la vita di ogni giorno, persone per le quali il ricordo resterà vivo per sempre ma a tutti gli altri, a noi che abbiamo conosciuto solo il suo lato pubblico cosa resterà dopo che la notizia della sua morte e della sua eredità non comparirà più sulle pagine dei giornali?
Ebbene, credo che non entrerà nella storia.
Il suo grande genio (commerciale) non è stato quello di inventare, ma di trasformare, plasmare apparecchi ideati da altri in oggetti del desiderio facendoli diventare status symbols, marchi di appartenenza ad un gregge di cui era il pastore. Ma questi oggetti fanno parte di un mondo chiuso ed elitario, anche dal punto di vista tecnico spesso incompatibili con altri hardware e software, con un prezzo decisamente molto elevato rispetto ai concorrenti.
In pratica e' stato l'ideatore di una nuova casta sociale ed in un momento in cui le risorse planetarie stanno sempre più concentrandosi in mano ad una ristretta cerchia di persone con conseguente rallentamento della crescita sociale ed economica, questo non può essere certo considerato un merito.
Ha provocato lo stesso effetto che hanno avuto nei decenni precedenti gli stilisti nel mondo della moda, creare un marchio che fosse un icona di stile e diventasse un sogno da realizzare anche per la casalinga da Voghera.
Insomma un grandissimo direttore di marketing, ha convinto milioni di persone nel mondo che la vita fosse più semplice e divertente con i suoi giocattoli, e soprattutto, come recitava il più famoso slogan coniato qualche anno fa per il rilancio del marchio Apple, "Think different", che il possederli avrebbe voluto essere appunto differenti, e sottinteso, superiori.
Ha creato uno dei marchi più conosciuti nel mondo, e la forza di un marchio è un grimaldello che apre le porte della mente dei consumatori e svuota i loro portafogli.
Ha raggiunto il risultato che ogni imprenditore sogna, creare un orda di clienti sfrenati e maniacali che non vedono l'ora di provare la venticinquesima versione dello stesso prodotto, con il prezzo sempre più alto, gettando via quella precedente.
Ma c'è anche il lato oscuro della vicenda, lo sfruttamento di uomini, donne e bambini in Asia nelle fabbriche della Foxxcon che producono per la Apple, un moderno schiavismo per di più legalizzato, che ha portato ad un numero impressionante di suicidi dei lavoratori schiacciati dalle disumane condizioni di vita nella fabbriche / prigioni e beffati dalla richiesta di impegnarsi per iscritto a non farsi del male.
Come insegna la storia la scomparsa di un dittatore spazza via i seguaci ed i castelli di carta che aveva costruito, pertanto ritengo che la fortuna di Apple sia legata esclusivamente al carisma ed alle capacità imprenditoriali del suo fondatore.
Il mercato globale, con i paesi come l'India che stanno facendo passi da gigante nella tecnologia avanzata (stanno uscendo tablets del tutto simili all'IPad ma con prezzi alla portata di tutti), la crisi mondiale economica, la sempre più vicina fine del capitalismo così come lo abbiamo conosciuto nel ventesimo secolo e di cui l'azienda di Cupertino era uno dei maggiori esponenti, sono tutti fattori che ritengo influenzeranno negativamente le vendite dei prodotti della mela nei prossimi anni, perché i consumatori finora hanno agito seguendo un istinto "bestiale" accecati dalla devozione al loro "profeta" e senza di lui è probabile che si sentiranno persi, orfani del loro mentore.
Siamo entrati in una fase storica in cui la recessione spingerà gli individui a ripensare le proprie scelte ed a individuare nuovamente le priorità di spesa di risorse sempre più esigue ed in questo processo è prevedibile che IPod, IPhone ed IPad siano destinati a finire nel cassetto dei ricordi, con buona pace dei fanatici del marchio della mela che non fatichieranno a trovare un nuovo profeta dell'effimero.
domenica 9 ottobre 2011
I mondi delle donne
Il premio Nobel per la pace 2011 è stato assegnato a tre donne: Ellen Johnson-Sirleaf, presidentessa della Liberia, Leymah Gbowee, avvocatessa liberiana, e all'attivista yemenita Tawakkul Karman, "per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto a partecipare al processo di pace".
Una scelta coraggiosa ed innovativa ben sottolineata dalle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha evidenziato lo straordinario contributo femminile all'avanzamento del progresso civile e sociale nel mondo contemporaneo e le istanze di libertà che si stanno levando da numerosi paesi del Mediterraneo e che non possono essere ignorate.
Questo perchè al di fuori del mondo occidentale la posizione delle donne, non solo nella società civile ma anche all'interno della stessa organizzazione familiare, è storicamente relegata ad un ruolo di secondo piano se non addirittura di sottomissione rispetto all'uomo, con la comprovata negazione, in molti casi, dei più elementari diritti della persona.
Un'altro scenario sempre negli stessi giorni in una terra, il Meridione, dove le condizioni della vita quotidiana spesso non sono tra le più facili, in particolare proprio per le donne. Alcune di esse lavorano in un maglificio, una struttura già segnalata pericolante ma a cui nessuno si interessa, tanto che viene fatta una demolizione nell'edificio adiacente, in spregio al più banale buon senso.
La palazzina crolla, restano sotto le macerie cinque donne, la figlia del proprietario della ditta e quattro operaie; dalla tragedia ne viene fuori un'altra, lo sfruttamento perchè le operaie lavoravano in condizioni quantomeno non adeguate per la miseria di quattro euro all'ora, una paga da fame per la disperazione di dover dar da mangiare ai figli e pagare un mutuo.
Anche in questo caso il presidente Napolitano esprime il dolore di tutto il paese civile, quello che non si arrende, e parla con durezza "dell'inaccettabile ripetersi di sciagure là dove si vive e si lavora".
Contemporaneamente a quesi eventi un altra importante carica dello Stato, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dava una sua personale interpretazione del contributo femminile alla società, "Cambieremo il nome del partito perché la denominazione Pdl non piace alla gente, lo chiameremo Forza Gnocca”.
Da una parte le donne che si impegnano e purtroppo si sacrificano alla causa dela civiltà e della famiglia, dal'altra la più bieca interpretazione maschilista e schiavista del ruolo femminile nella società, un anacronistico ritorno ad una schiavitù corporale e psicologica che ci riporta alla preistoria, dove gli uomini delle caverne consideravano le donne alla stressa stregua delle bestie che cacciavano.
E mnentre i giornali esteri si scatenano nelle fantasiose traduzioni del vocabolario berlusconiano è lecito chiedersi qual'è quella parte del pianeta che deve essere considerata "terzo mondo".
Una scelta coraggiosa ed innovativa ben sottolineata dalle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha evidenziato lo straordinario contributo femminile all'avanzamento del progresso civile e sociale nel mondo contemporaneo e le istanze di libertà che si stanno levando da numerosi paesi del Mediterraneo e che non possono essere ignorate.
Questo perchè al di fuori del mondo occidentale la posizione delle donne, non solo nella società civile ma anche all'interno della stessa organizzazione familiare, è storicamente relegata ad un ruolo di secondo piano se non addirittura di sottomissione rispetto all'uomo, con la comprovata negazione, in molti casi, dei più elementari diritti della persona.
Un'altro scenario sempre negli stessi giorni in una terra, il Meridione, dove le condizioni della vita quotidiana spesso non sono tra le più facili, in particolare proprio per le donne. Alcune di esse lavorano in un maglificio, una struttura già segnalata pericolante ma a cui nessuno si interessa, tanto che viene fatta una demolizione nell'edificio adiacente, in spregio al più banale buon senso.
La palazzina crolla, restano sotto le macerie cinque donne, la figlia del proprietario della ditta e quattro operaie; dalla tragedia ne viene fuori un'altra, lo sfruttamento perchè le operaie lavoravano in condizioni quantomeno non adeguate per la miseria di quattro euro all'ora, una paga da fame per la disperazione di dover dar da mangiare ai figli e pagare un mutuo.
Anche in questo caso il presidente Napolitano esprime il dolore di tutto il paese civile, quello che non si arrende, e parla con durezza "dell'inaccettabile ripetersi di sciagure là dove si vive e si lavora".
Contemporaneamente a quesi eventi un altra importante carica dello Stato, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dava una sua personale interpretazione del contributo femminile alla società, "Cambieremo il nome del partito perché la denominazione Pdl non piace alla gente, lo chiameremo Forza Gnocca”.
Da una parte le donne che si impegnano e purtroppo si sacrificano alla causa dela civiltà e della famiglia, dal'altra la più bieca interpretazione maschilista e schiavista del ruolo femminile nella società, un anacronistico ritorno ad una schiavitù corporale e psicologica che ci riporta alla preistoria, dove gli uomini delle caverne consideravano le donne alla stressa stregua delle bestie che cacciavano.
E mnentre i giornali esteri si scatenano nelle fantasiose traduzioni del vocabolario berlusconiano è lecito chiedersi qual'è quella parte del pianeta che deve essere considerata "terzo mondo".
sabato 1 ottobre 2011
La rivoluzione democratica
La notizia politica principale di quest'estate non è la crisi finanziaria e nemmeno gli scandali che hanno coinvolto il presidente del consiglio, ma il ritorno della democrazia, del governo del popolo nel senso più vero e profondo del termine.
Sembra un paradosso perché la linea politica dell'attuale governo appare indirizzata ad un restringimento della filiera decisionale demandandola di fatto alla personalità di Silvio Berlusconi e, soprattutto, i fruitori delle decisioni politiche si riducono sempre più una ristretta cerchia di persone e di categorie sociali.
In realtà il nuovo corso della democrazia è nato in risposta al sempre più crescente disallineamento fra i cittadini ("il paese reale") e coloro che in teoria dovrebbero rappresentarli ("la casta"), per cui un numero sempre più rilevante di italiani ha inteso dimostrare questa insofferenza utilizzando in maniera forte i mezzi democratici a disposizione.
Così sono nati i successi dei referendum di giugno, i risultati clamorosi delle elezioni amministrative sempre di inizio estate che hanno visto trionfare in molte città candidati sostenuti da comitati nati al di fuori degli stessi partiti, le manifestazioni come lo sciopero della Cgil di settembre e nella stessa settimana il "Cozza Day" di Grillo, per finire al clamoroso risultato della raccolta di firme del referendum per abolire l'attuale legge elettorale, risultato che ha sorpreso gli stessi promotori ma ha anche provocato le riflessioni in primis del Presidente della Repubblica ma anche del ministro Maroni, che senz'altro non era stato tra i promotori dell'iniziativa.
C'è un vento nuovo che soffia lungo la penisola e raccoglie i desideri di tutti quegli italiani che sull'orlo di una crisi economica e sociale senza precedenti nella storia della Repubblica non vogliono più sentirsi soggetti passivi sulla cui pelle maturano le decisioni della classe politica della "seconda repubblica", fase che ormai è destinata al tramonto ma che rischia di chiudersi in maniera altrettanto drammatica della prima, con i politici coinvolti in inchiesta giudiziarie.
Ma purtroppo i vari decreti e leggi approvati nello stesso periodo, ma anche le linee d'azione dei maggiori partiti di entrambi gli schieramenti, appaiono muoversi nella direzione contraria, quella di un'accanita resistenza al cambiamento e soprattutto al mantenimento delle proprie prerogative e privilegi, tanto che nei momenti in cui si sono chiesti ai cittadini sacrifici da "lacrime e sangue" le varie ipotesi ventilate per la riduzione dei costi della politica sono silenziosamente sparite dalle discussioni parlamentari ed attualmente rimangono lettera morta.
Ma ormai il cerchio si sta chiudendo, le parti sane delle istituzioni, in primo luogo il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale che ed anche la Magistratura, che in questi anni hanno svolto un ruolo fondamentale nella difesa delle prerogative democratiche del nostro paese, si stanno muovendo al fianco dei cittadini per sostenere questa rivoluzione democratica che parte dalla base e che finalmente dovrebbe portare l'Italia fuori da quel tunnel che i governi dal 1994 ad oggi l'hnno spinta, facendola diventare uno dei paesi che non solo che gode di minor considerazione e prestigio a livello internazionale ma che anche detiene un bilancio economico e sociale che un tempo si sarebbe definito "da terzo mondo".
Ben vengano quindi anche iniziative di democrazia diretta che coinvolgano i cittadini nelle decisioni che li riguardano direttamente, come ad esempio sta succedendo nel comune di Capannori, in provincia di Lucca, dove la giunta guidata dal sindaco Giorgio Del Gingaro (centrosinistra) ha deciso di stanziare 400 mila Euro che verranno destinati ai progetti scelti da una commissione scelta dal basso e formata da cittadini che non detengono alcuna carica politica ma anche in associazioni, in modo da evitare qualsiasi interferenza in conflitto di interessi.
Un esempio virtuoso ed illuminante di come dovrebbe gestita la "res publica" e di come l'interesse collettivo sia indispensabile predomini su quello privato per consentire un processo di crescita globale e di stabilità, creando pertanto un clima sereno in cui tutte le parti sociali possano investire per il futuro e collaborare al fine di raggiungere obiettivi diversi ma soddisfacenti per tutti.
Sembra un paradosso perché la linea politica dell'attuale governo appare indirizzata ad un restringimento della filiera decisionale demandandola di fatto alla personalità di Silvio Berlusconi e, soprattutto, i fruitori delle decisioni politiche si riducono sempre più una ristretta cerchia di persone e di categorie sociali.
In realtà il nuovo corso della democrazia è nato in risposta al sempre più crescente disallineamento fra i cittadini ("il paese reale") e coloro che in teoria dovrebbero rappresentarli ("la casta"), per cui un numero sempre più rilevante di italiani ha inteso dimostrare questa insofferenza utilizzando in maniera forte i mezzi democratici a disposizione.
Così sono nati i successi dei referendum di giugno, i risultati clamorosi delle elezioni amministrative sempre di inizio estate che hanno visto trionfare in molte città candidati sostenuti da comitati nati al di fuori degli stessi partiti, le manifestazioni come lo sciopero della Cgil di settembre e nella stessa settimana il "Cozza Day" di Grillo, per finire al clamoroso risultato della raccolta di firme del referendum per abolire l'attuale legge elettorale, risultato che ha sorpreso gli stessi promotori ma ha anche provocato le riflessioni in primis del Presidente della Repubblica ma anche del ministro Maroni, che senz'altro non era stato tra i promotori dell'iniziativa.
C'è un vento nuovo che soffia lungo la penisola e raccoglie i desideri di tutti quegli italiani che sull'orlo di una crisi economica e sociale senza precedenti nella storia della Repubblica non vogliono più sentirsi soggetti passivi sulla cui pelle maturano le decisioni della classe politica della "seconda repubblica", fase che ormai è destinata al tramonto ma che rischia di chiudersi in maniera altrettanto drammatica della prima, con i politici coinvolti in inchiesta giudiziarie.
Ma purtroppo i vari decreti e leggi approvati nello stesso periodo, ma anche le linee d'azione dei maggiori partiti di entrambi gli schieramenti, appaiono muoversi nella direzione contraria, quella di un'accanita resistenza al cambiamento e soprattutto al mantenimento delle proprie prerogative e privilegi, tanto che nei momenti in cui si sono chiesti ai cittadini sacrifici da "lacrime e sangue" le varie ipotesi ventilate per la riduzione dei costi della politica sono silenziosamente sparite dalle discussioni parlamentari ed attualmente rimangono lettera morta.
Ma ormai il cerchio si sta chiudendo, le parti sane delle istituzioni, in primo luogo il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale che ed anche la Magistratura, che in questi anni hanno svolto un ruolo fondamentale nella difesa delle prerogative democratiche del nostro paese, si stanno muovendo al fianco dei cittadini per sostenere questa rivoluzione democratica che parte dalla base e che finalmente dovrebbe portare l'Italia fuori da quel tunnel che i governi dal 1994 ad oggi l'hnno spinta, facendola diventare uno dei paesi che non solo che gode di minor considerazione e prestigio a livello internazionale ma che anche detiene un bilancio economico e sociale che un tempo si sarebbe definito "da terzo mondo".
Ben vengano quindi anche iniziative di democrazia diretta che coinvolgano i cittadini nelle decisioni che li riguardano direttamente, come ad esempio sta succedendo nel comune di Capannori, in provincia di Lucca, dove la giunta guidata dal sindaco Giorgio Del Gingaro (centrosinistra) ha deciso di stanziare 400 mila Euro che verranno destinati ai progetti scelti da una commissione scelta dal basso e formata da cittadini che non detengono alcuna carica politica ma anche in associazioni, in modo da evitare qualsiasi interferenza in conflitto di interessi.Un esempio virtuoso ed illuminante di come dovrebbe gestita la "res publica" e di come l'interesse collettivo sia indispensabile predomini su quello privato per consentire un processo di crescita globale e di stabilità, creando pertanto un clima sereno in cui tutte le parti sociali possano investire per il futuro e collaborare al fine di raggiungere obiettivi diversi ma soddisfacenti per tutti.
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