Fenicotteri a Putzu Idu (Or)

Fenicotteri a Putzu Idu (Or)

mercoledì 28 settembre 2011

Il valore della "famiglia"

Una nuova giornata nera per la democrazia, l'ennesima. Un altro schiaffo in faccia ed un altro calcio nelle terga di questo paese maltrattato da una casta onnipotente e corporativista, visto l'argomento del giorno "una famiglia" nel senso del termine ben conosciuto nelle cronache delle organizzazioni mafiose. Una famiglia allargata, che ha accolto a braccia aperte gli amici con la camicia verde che vent'anni fa sventolavano il cappio ad ogni comizio per significare la fine che avrebbero voluto per i "ladroni" romani ed i "mafiosi" del Sud.

 E quel tono minaccioso brandito oggi dal ministro contro la magistratura è una sfida inacettabile per chi crede ancora nel motto che campeggia in tutte le aule giudiziarie "la legge è uguale per tutti" , un insulto per chi ama questo paese e vorrebbe vederlo rinascere dalle ceneri della devastazione compiuta dal Nerone che decide i nostri destini.

 Il paese reale è sconcertato, furioso, inorridito dagli abbracci e dalle pacche sulle spalle visti oggi in Parlamento, i 325 che hanno votato contro la sfiducia al ministro Romano vengono presentati come la "maggioranza" ma ormai rappresentano solo sé stessi, fuori dalla culla protetta di Montecitorio ci sono almeno 45 milioni di italiani che si vergognano di loro.

L'Italia ormai è stremata dall'essere stata abbandonata a sé stessa, saccheggiata, spogliata delle sue ricchezze, rappresentata all'estero da un Lavitola qualsiasi, insultata da chi pretende di far passare come un aiuto ad una famiglia in difficoltà esosi esborsi per finanziare il lusso sfrenato e compulsivo di una coppia ossessionata  dal mantenimento di un tenore di vita inarrivabile per gli altri,  mentre i nostri figli vengono ammassati in classi di 54 alunni come i deportati verso i campi di concentramento, e come se non bastasse si sta per cancellare la libertà di parola e di opinione tentando di imbavagliare la verità e secoli di lotte di civiltà.

Siamo stanchi, delusi ma non ci arrenderemo facilmente, la nostra coscienza ed il nostro orgoglio di italiani di chiede di non essere complici ma di credere e lavorare per un paese migliore, per poter guardare negli occhi i nostri figli senza dover abbassare lo sguardo per la vergogna di avere regalato loro un mondo peggiore di quello che abbiamo ereditato dai nostri padri.

martedì 27 settembre 2011

L'enciclopedia dei sogni

Ci sono ricordi che restano indelebili per tutta la vita, sogni che accarezzi da bambino e ti ritrovi accanto da grande: sono gli eroi che hai amato, i difensori della giustizia e dei più deboli, quelli che sentivi di avere accanto in ogni momento.

Un mondo fantastico ma con personaggi veri, quello dei fumetti, un mondo dove tutto è permesso ma sai già che c'è anche una risposta a tutto e questo ti fa sentire al sicuro dai pericoli. Un mondo spesso in bianco e nero, ma con tutti i colori della vita che da bambino non hai ancora l'opportunità di conoscere e per questo il racconto dei fumetti è l'enciclopedia dei sognatori.

E questa "Treccani" della fantasia ha per quelli della mia generazione, e non solo, un nome su tutti: Bonelli.

Un marchio che significa subito Tex, l'ultimo eroe dell'epopea western, il paladino degli indifesi di qualunque colore e razza; ma anche gli anti eroi come Mister No, e non si può non ricordare il più grande successo degli ultimi anni, quel Dylan Dog surreale indagatore dell'incubo che ha avuto l'ardire di scalzare il mitico Tex nella hit parade della casa editrice.

Tanti personaggi, tanti disegnatori, grande rispetto per il lavoro e la fantsia degli autori e soprattutto il coraggio di osare e di dar libero sfogo all'immaginazione, un dono tanto prezioso che gli stessi bambini di oggi posseggono in quantità sempre minore.

Ed  allora grazie per sempe a Sergio Bonelli, perchè dentro le pagine che odorano di inchiostro c'è il profumo delle vite che vorremmo vivere e che rinascono dieci, cento, mille volte ad ogni nuova avventura; grazie per averci regalato le ali per volare in alto dove nascono i sogni e muoiono le ingiustizie.

domenica 25 settembre 2011

L'ultimo atto?

A Silvio Berlusconi il Parlamento è sempre sembrato un vestito troppo stretto e formale, un ostacolo a quella politica "del fare" che avrebbe dovuto essere alla base del presunto progetto di liberalizzazione del nostro paese.
Più volte ha ribadito l'inutilità dell'organo che intralcerebbe l'azione dell'esecutivo e che impederirebbe con le sue regole e l'elevato numero di membri la realizzazione delle necessarie riforme, in sintesi occorrerebbe concedere più poteri al Presidente del Consiglio.
Dichiarazioni che già contrastano coi numeri dell'attuale maggioranza del Parlamento decisamente a suo favore ma che non hanno ricevuto il giusto peso critico in passato considerando che veniva richiesto uno smantellamento del sistema democratico italiano per far posto alla concentrazione di poteri a favore di un "uomo forte", situazione che il nostro paese ha già sperimentato qualche decennio fa con i risultati che sono ampiamente visibili in tutti i libri di storia e nella memoria di chi è sopravvissuto ed ancora ricorda.
Questo succedeva fino a pochi giorni fa, perché ormai assediato all'esterno ma  anche all'interno della sua stessa maggioranza politica oggi il Presidente del Consiglio ha tenuto a ribadire che non ha nessuna intenzione di dimettersi, in quanto può essere solo sfiduciato dal Parlamento e dispone di una maggioranza forte e coesa, ribadendo inoltre che "in democrazia contano i numeri che ti dà il popolo".
Benissimo, allora perché non la diamo la parola al popolo? 
Guarda caso adesso il Parlamento non è più una palla al piede ma il "salvatore della patria", in questo momento la poltrona di Berlusconi è fatta salva da quelle stesse regole democratiche che ha sempre disprezzato ed avrebbe voluto cambiare a suo piacimento.
Eh no, caro sig. B. il Parlamento non è il giocattolo o l'amante che si prende e si dà solo quando serve, è la massima espressione della vita di un paese e proprio per questo ben vengano le iniziative per riportare questo organo supremo della democrazia ad un reale potere di rappresentanza, abolendo le nomine imposte dai partiti.
Caro sig. Berlusconi, il popolo i suoi numeri li vorrebbe esprimere e Lei sa che almeno l'80% degli Italiani non vuole più saperne di Lei e del suo "cerchio magico"; da uomo di spettacolo faccia calare il sipario sulla "tragedia" che ha rappresentato sulla scene per quasi vent'anni e ci permetta di mettere in scena una "commedia" con nuovi attori.

Verso l'infinito ed oltre

E adesso che la fantascienza è più vicina come la dobbiamo prendere? Dobbiamo entusiasmarci perché un viaggio nel tempo od in un'altra dimensione potrebbe diventare possibile oppure se oltre al mito di Einstein cade anche quello di Star Trek dobbiamo rassegnarci a seguire solo le "meteorine"?
I risultati dell'esperimento eseguito al Cern di Ginevra in questi giorni che ha visto i cosiddetti neutrini battere il record di velocità della luce e di conseguenza mettere in discussione una delle teorie più famose e mai smentite del genio di Einstein stanno facendo il giro di tutte le bocche, anche delle meno esperte.
Perché in fondo anche una materia così ostica e dannatamente lontana per una mente "normale" è riuscita a regalarci spiccioli di fantasia di cui in questi momenti di crisi ne abbiamo davvero bisogno. Libri, film e telefilm hanno accarezzato per decenni l'ipotesi fantascientifica di raggiungere altre galassie e diventare noi gli extra-terrestri, le conseguenze (ovviamente non immediate) della scoperta potrebbero essere anche la possibilità di raggiungere altre galassie proprio potendo muoversi a velocità finora ritenute irraggiungibili, perché nessun corpo avrebbe potuto superare quella della luce.
E vogliamo parlare del sogno di "Ritorno al futuro", cioè la possibilità di un viaggio nel tempo? Fra le spiegazioni del record c'è anche quella che i neutrini avrebbero imboccato una scorciatoia nello spazio-tempo, riuscendo così ad arrivare prima grazie ad un salto dimensionale.
Gli stessi scienziati intervistati in questi giorni sembrano divertirsi molto alle domande dei giornalisti su queste ipotesi ma li posso capire, anni rinchiusi in un laboratorio e nei sotterranei del Gran Sasso (chissà cosa pensano di come passa il tempo il nostro Presidente del Consiglio), una vita di sacrifici e di passione spesso per veder fallire un esperimento e frantumare i sogni in pochi millesimi di secondo, beh anche loro hanno diritto ai loro quindici minuti di celebrità e di sorriso.
A questo punto è doveroso un bel grazie, intanto per averci regalato una notizia postitiva in un lungo elenco di nuove negative e poi perchè possiamo tornare a fantasticare su mondi lontani e sconosciuti e viaggi in epoche in cui non abbiamo mai vissuto; sognare è sempre bello e non costa niente, ed è molto rasserenante al giorno d'oggi.

domenica 18 settembre 2011

Dieci ragazze

"Dieci ragazze per me posson bastare ... "
Chi non conosce questo celebre incipit firmato Mogol e lanciato in musica da Lucio Battisti?
A quanti di voi è tornata in mente questa canzone leggendo in questi giorni i resoconti sulle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto il nostro (confesso che faccio fatica ad usare l'aggettivo) Presidente del Consiglio?
A lui non non sono bastate, non bastano e non basteranno mai, è un bisogno compulsivo ed irrefrenabile di sentirsi vivo e sempre più distante da quella morte che teme più di ogni altra cosa.  
L'immortaliltà, ecco il suo fine ultimo, quella che gli antichi cercavano nella morte eroica in battaglia, nel sacrificio per un popolo, nel desiderio di entrare nella leggenda, scritta od orale che si tramandasse da una generazione all'altra, fino alla fine del mondo.
E così ci ricordiamo degli eroi del'epica greca come Ettore ed Achille, dell'epopea degli imperatori romani come Giulio Cesare, dello splendore dei faraoni egiziani come Ramsete, che avevano vissuto per lasciare la propria impronta nella storia dell'umanità. 
Nella storia entra anche chi con la propria intelligenza, la propria voglia di andare oltre i limiti ha contribuito con il passare dei secoli alla crescita della civiltà umana, come Leonardo da Vinci tanto per citarne uno di un lunghissimo elenco.
E non saranno nemmeno dimenticati i piccoli grandi eroi che hanno postposto la loro vita a quella degli altri, che si sono sacrificati in umiltà, tanti, tantissimi in tutte le epoche, santi e non, e sempre per citarne uno ad esempio rimanendo in epoche recenti mi è rimasto impresso da bambino l'esempio di Salvo d'Acquisto.
E di Berlusconi chi si ricorderà?
Prima o poi non sarà più al potere, prima o poi abbandonerà per sempre questa "valle di lacrime" ma cosa resterà?
Senz'altro non l'esercito di leccapiedi, loschi faccendieri e prostitute più o meno di mestiere che l'ha circondato in questi decenni, finiranno tutti risucchiati in un gorgo che li trascinerà nel bassofondo che li ha originati, sempre che non verranno sacrificati prima dal caimano al grido di "muoia Sansone con tutti i filistei".
Resterà la terra bruciata della crisi economica e sociale in cui ci ha affossato, il deserto culturale in cui ci ha trascinati con trent'anni di consigli per gli acquisti, veline e grandi fratelli, i milioni di italiani che hanno dovuto subire l'umiliazione di vedere il proprio paese nel fango e nella povertà a causa delle bramosie di grandezza e dall'ingordigia monetaria e sessuale di un uomo piccolo malato di gigantismo.
Non ci sono stati i morti delle guerre del Duce ma la distruzione economica, sociale e morale in atto è assolutamente paragonabile a quella del ventennio fascista: occorre una nuova Resistenza (ovviamente civile e non armata come purtroppo fu necessario allora) per arrivare alla speranza di un nuovo mondo; dal Dopoguerra al DopoSilvio la rinascita deve partire dentro di noi.
Io ci credo. E voi? 

sabato 17 settembre 2011

La dittatura televisiva

Tutto partì dal cosidetta "Editto di Sofia" (ricordate? « L'uso che Biagi... Come si chiama quell'altro? Santoro... Ma l'altro? Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga. »); era il 18 aprile 2002 e da un palcoscenico lontano il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (pregasi confrontare l'immagine di allora con qulla di oggi) poneva forse la prima pietra per quello che probabilmente già dal momento della sua discesa in campo era uno dei principali obiettivi: omologare la comunicazione e la cultura italiana al pensiero dominante, cioè il suo, eliminando ogni voce di dissenso. 
Un progetto degno delle dittature del novecento ma al posto del Ministero della Cultura Popolare dell'epoca fascista il punto di riferimento in cui ogni italiano avrebbe dovuto rispecchiarsi sarebbe stato uno solo: Mediaset, con il suo Grande Fratello, le interminabile trasmissioni sul gossip, le veline, le letterine, le meteorine, gli Amici, quei sorrisi stampati sui visi anche durante le catastrofi. Senza dimenticare che il nuovo ministero dell'italianità è di proprietà dello stesso B. il quale nel periodo della sua permanenza in politica ha semplicemente triplicato il suo patrimonio personale (sarà un caso?).
A distanza di quasi dieci anni il progetto pare essere arrivato al suo apogeo: la Rai ormai colonizzata ai desideri del capo ha chiuso tutte le trasmissioni in cui era possibile manifestare un pensiero diverso ed i loro conduttori sono stati epurati. Il TG1, un tempo il punto di riferimento dell'informazione televisiva in Italia, ha perso ogni tipo di credibilità sotto la direzione del fedele Minzolini (ognuno associ i termini all'immagine che preferisce) diventato la grancassa del regime forse peggio del TG di Rete Quattro.
L'incredibile è che si tratta della prima azienda al mondo in cui gli amministratori smettono di fabbricare i prodotti di maggior successo, è come ad esempio se la Ferrero decidesse improvvisamente di non produrre più la Nutella, una mossa degna del miglior Tafazzi.
Ma tant'è, quello che dovrebbe essere un servizio pubblico orami è ridotto ad un fantasma la cui esistenza è già stata più volte messa in dubbio al grido di "privatizziamo la Rai!" come se già nei fatti questo non fosse successo . 
Inoltre dal punto di vista commerciale l'indirizzo di sottomissione rispetto alla concorrenza di Mediaset è evidente da anni e sta ancora più accentuandosi con l'avvio della tecnologia del digitale terrestre, dove le reti di B. hanno ricevuto tutte le agevolazioni  possibili sia in tema fiscale (vedi le vicende dell'aumento dell'Iva per la concorrente Sky ed anche i contributi statali per incentivare l'acquisto del decoder che in molti casi includeva nel pacco la tessera di Mediaset Premium) che di assegnazione delle frequenze.
Per cui addio (ma speriamo di tarsformarlo in un arrivederci) a Saviano, Santoro e per ultima la Dandini, autori di programmi di enorme successo e soprattutto aperti alla vera discussione democratica ed alla satira senza censure, programmi in cui con metodi editoriali diversi si giungeva allo scopo di porre il telespettatore davanti alla realtà nelle sue mille sfaccettature.
E' anche la fine ufficiale del duopolio Rai - Mediaset, ormai potrebbero benissimo trasmettere a canali unificati, l'offerta televisiva è un desolante deserto di idee e di protagonisti. Non solo i programmi di opinione ma anche l'intrattenimento ha ormai toccato il fondo, schiavi dei reality e dei talent gli italiani non hanno più la possibilità nemmeno di divertirsi, sono scomparsi i veri programmi di varietà ed anche il filone comico e cabarettistico, che ha fatto la grande fortuna della televisione, sembra avere esaurito la sua verve.
Simbolico anche quanto sta succedendo a Striscia la Notizia, uno dei programmi più amati e spesso associato ad un'immagine di libertà editoriale: sta passando in questi giorni lo spot di presentazione per la nuova edizione in cui il conduttore annuncia l'assenza delle veline nel caso in cui i giornali del gruppo l'Espresso  dovessero rinunciare alle immagini femminili in copertina, a cui segue l'ironica preghiera delle veline ad una statua di Carlo De Benedetti. Fin troppo esplicito il riferimento alla vendetta di B. contro la sentenza di quest'estate in cui il gruppo di proprietà del Presidente del Consiglio veniva obbligato a pagare al gruppo Cir proprio facente capo a De Benedetti la somma di 560 milioni di Euro per le irregolarità compiute nell'acquisizione della Mondadori. Un ulteriore pessimo esempio di come la comunicazione televisiva in Italia è indirizzata a proprio piacimento ed anche per fini personali da un unico soggetto.
Non ci resta che piangere? No, sul bracciolo del nostro divano c'è un arma potentissima che finora non è stato ancora possibile controllare (ma stanno studiando come fare): il telecomando. Basterà schiacciare un pulsante diverso dai primi sei di questo micidiale strumento per chiudere fuori di casa il "Grande Fratello B."; se qualcuno merita la nostra attenzione lo potremo premiare altrimenti basterà oscurare quello schermo per dimenticarci di loro.
Peraltro ormai la Tv ha un concorrente che sta rubandogli anche le quote a lei destinata e cioè la Rete, dove per il momento (qui la censura potrebbe essere tecnicamente possibile) la democrazia trova la sua miglior dimora. Non per niente Michele Santoro ha appena annunciato la nascita del suo nuovo programma "Comizi d'amore" che verrà trasmesso prioritariamente sul web ed in tv solo sui canali che ne faranno richiesta; non solo, al fine di mantenere l'indipendenza editoriale il programma potrà essere direttamente finanziato dal pubblico stesso, e qualora l'iniziativa dovesse riuscire è evidente che si creerebbero i presupposti per un vero servizio pubblico e di reale espressione della libertà giornalistica, venendo meno pertanto i legami monopolistici che legano il nostro paese in pratica ad un'unico editore televisivo.
Un bel passo in avanti, non c'è che dire, un'idea nuova che se vincente sconvolgerà il mondo dell'informazione italiana e finalmente potrà consentire il canto a più voci fondamentale per il ritorno alla democrazia reale, quello del "potere del popolo".  
 

giovedì 15 settembre 2011

Dall'art.18 all art. 8: storia dell'involuzione del lavoro in Italia

Il via libera definitiva della Camera al decreto sulla manovra finanziaria ha sancito ufficialmente la nascita di un nuovo mostro giuridico e sociale, rappresentato dal contenuto dell'art. 8. In esso vengono poste le basi per una vera e propria rivoluzione in materia della normativa sul lavoro e delle conseguenze che la sua applicazione potrebbe avere sulle condizioni di vita dei lavoratori dipendenti .

Si riporta di seguito il testo integrale:

 . I contratti collettivi di lavoro sottoscritti il livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti possono realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività.

2. Le specifiche intese dì cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento, del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarietà negli appalti e ai casi dì ricorso alla. somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell’orario di lavoro; e) alle modalità. di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio, il Licenziamento della lavoratrice in in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la. malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

2-bis. Fermo restando il rispetto della costituzione,nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma1 operano anche in deroga alle disposizione di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute ne i contratti collettivi nazionale di lavoro

3. le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’ accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.


Appare subito evidente che si tratta dell'enunciazione di un principio palesemente in disprezzo di qualsiasi fondamento giuridico esistente e cioè che gli accordi sottoscritti addirittura a livello locale fra aziende e rappresentanze sindacali hanno il potere di diventare leggi essi stessi, potendo derogare a qualsiasi legislazione in materia di lavoro, a partire dal fondamentale Statuto dei Lavoratori ma comprendendo tutte le varie normative che si sono susseguite nel tempo.

Posto questo paletto finale i contenuti dei commi precedenti fanno venire i brividi al solo pensiero delle conseguenze che potrebbero avere; infatti non solo viene prevista la possibilità di operare dei "licenziamenti facili" ma viene stravolta tutta a favore della parte imprenditoriale  la vita stessa del lavoratore in azienda, potendo di fatto gli accordi intervenire in deroga senza limiti su questioni relative all'oraganizzazione del  lavoro con particolare riferimento agli orari ed alle mansioni a cui il lavoratore è adibito, per non parlare poi della possibilità del controllo audiovisivo (ecco che il Grande Fratello di Orwell dopo tanti anni diventa realtà e non un reality televisivo), e per finire con i contratti di collaborazione che negli ultimi anni erano già stati oggetto di varie discriminazione da parte delle aziende.

E' evidente inoltre che le modalità di contrattazione previste favoriranno la nascita di associazioni sindacali locali di comodo che alle spalle avranno in realtà gli stessi imprenditori e la parcellizzazione delle trattative renderà in generale l'attività sindacale più debole e soggetta a ricatti dalle parti datoriali, con frequenti situazioni del tipo "prendere o lasciare" che non daranno scampo ai lavoratori che si troveranno oggetto di un vero e proprio ricatto sulla propria pelle.

Si tratta di norme che non solo favoriranno l'espandersi di situazioni di precariato sempre più accentuato anche nei confronti di chi formalmente detenga un contratto a tempo indeterminato, ma in particolare spingeranno il lavoro dipendente in generale a diventare una forma di schiavitù moderna che comporterà l'annullamento dei diritti e della dignità del lavoratore, la cui vita a quel punto avrà un valore irrisorio per il datore di lavoro.

Quello che il ministro Sacconi spaccia come "moderno" è pertanto la più antica forma di asservimento della vita umana ad un padrone ed è pertanto un fatto di inaudita violenza contro cui la società deve attuare tutte le forme di lotta civile a disposizione, a partire da un eventuale referendum abrogativo qualora la Consulta non ravvisasse, come appare auspicabile ed anche probabile, la contrarietà di tale articolo ai principi dettati dalla Costituzione.

Quest'ultima, vale sempre la pena ricordare, è la Legge suprema dello Stato Italiano e fu varata alla fine del più sanguinoso e disumano conflitto della storia, scatenatosi proprio a causa di chi aveva un profondo disprezzo della vita umana, lo stesso spirito che appare animare la legge appena approvata.

mercoledì 14 settembre 2011

La febbre gialla

Silenzioso, di soppiatto si avvicina alle nostre spalle, non bussa alla porta ma entra dalle finestre lasciate aperte. E' un fantasma? No, è la Cina, il vento dell'est che soffia impetuoso sul mondo occidentale in crisi. 
Molti di voi sorrideranno pensando che i negozi cinesi sono ormai in ogni città anche di provincia, ristoranti non parliamone ormai fanno concorrenza a Mac Donalds, insomma niente di nuovo e di preoccupante. Ed invece no, stiamo parlando della visione iper capitalistica di quello che non molti anni fa era il paese del comunisti duri e puri. 
Il capitale cinese  si è infiltrato nelle economie più sviluppate dell'occidente, a partire dagli Stati Uniti di cui il paese che fu di Mao è il più grande creditore. Sappiamo bene come da un giorno all'altro ci ritroviamo un negozio all'angolo sotto casa; trovano un impresa che sta per fallire o quantomeno ormai non rende abbastanza oppure i titolari sono al limite della pensione, si presentano con la classica valigetta piena di contanti e l'affare è fatto in pochi giorni. Niente debiti, niente banche solo contanti (ma da dove arrivano?). 
E così stanno facendo con le economie degli ormai ex paesi sviluppati: siete in crisi? Il debito pubblico vi schiaccia come un elefante? Arriviamo noi, vendeteci Bot e Btp e magari una bella partcipazione nelle grandi aziende pubbliche, paghiamo cash, tanti maledetti e subito.
E' notizia di questi giorni l'incontro del presidente della China Investment Corp (detentore del secondo fondo sovrano cinese) con il nostro ministero dell'economia, notizia che doveva rimanere riservata ed invece è diventata  il  segreto di Pulcinella. Shopping in vista nel Belpaese, altro che manovra e recupero dell'evasione fiscale, vendo tutto ai cinesi e scappo tanto questro "è un paese di merda" (credo sia chiaro a chi associare tale pensiero).
Quindi noi destinati nell'inferno in cui già vivono decine di milioni di cinesi privi di ogni diritto elementare a partire da quello della vita e loro nei paradisi costruiti grazie alle nostre lacrime e sangue. E' questo il nostro futuro? Direi che assomigia molto ad un passato lontano che si chiama medioevo.
Davvero un bell'affare! 

martedì 13 settembre 2011

Cosa resterà dell'11 settembre

Il tema della ricorrenza del  decimo anniversario dell'11 settembre 2001 è stato assolutamente protagonista in questi giorni in tutte le testate giornalistiche e televisive; dalle ricostruzioni dei fatti, ai ricordi dei protagonisti ma anche della gente comune ed all'analisi delle teorie complottiste, quel giorno è ancora vivo nella memoria collettiva. 
Fra i luoghi comuni più frequentemente evidenziati c'è quello per cui da quel giorno il mondo è cambiato e nulla sarebbe tornato come prima; si tratta di una teoria assolutamente semplicistica volta a moltiplicare l'impatto emotivo dell'avvenimento ed a creare una sorta di giustificazione alla crociata contro il mondo arabo e musulmano. Infatti l'esistenza della visione di un nemico comune consente di giustificare agli occhi dell'opinione pubblica qualunque intervento, in particolare militare, avente in realtà lo scopo di tutelare determinati interessi di parte. 
Con il passare degli anni il peso delle teorie che riconducono al movente complottistico dell'avvenimento è diventato sempre maggiore, addirittura circa un terzo degli stessi americani non ritiene credibile la versione ufficiale ed anzi sostiene  che gli attentati siano stati organizzati od agevolati da forze interne al paese. I fondamenti delle molteplici spiegazioni alternative vanno ricondotte essenzialmente a due filoni; il primo di natura tecnica per cui vengono date diverse interpretazioni in merito al crollo delle Twin Towers (che molti ritengono si sia trattato di una demolizione controllata), all'attentato al Pentagono mai dimostrato pienamente da nessun video, all'impossibilità del fatto che gli aerei siano sfuggiti per così tanto tempo ai controlli del traffico aereo sia civili che militari e così via per ogni aspetto della tragedia riesaminato alla moviola. Il secondo invece è il fondamento politico su cui si basa ogni teoria alternativa e che trova il suo epicentro nella gestione dello stesso presidente Bush.

mercoledì 7 settembre 2011

Scommettiamo sulla manovra?

Sta diventando difficile per gli esperti della smorfia riuscire ad interpretare i numeri da abbinare per le giocate al lotto della manovra del governo, in quanto è il governo stesso a dare i numeri e cambiarli anche più volte al giorno.
La manovra, blindata con i voto di fiducia, ha ricevuto il benestare del Senato ma fino a pochi minuti prima addirittura i comunicati ufficiali riscontrabili sui siti internet istituzionali, evidenziavano cifre differenti, con particolare riguardo al limite di reddito oltre il quale percepire il contributo di solidarietà.
Alla fine il governo ha dovuto batter cassa perché una delle precedenti versioni stilata "senza dover mettere le mani in tasca agli italiani" e con la boutade del maggior recupero dell'evasione fiscale, aveva fatto ridere mezza Europa ed aveva scatenato il finimondo sui mercati finanziari.
Ma è facile prevedere che non sia finita qui perché domani ci sarà la riunione della Banca Centrale Europea e si vocifera che si stia allargando il fronte dei paesi stufi di far pagare ai propri contribuenti decenni di sprechi di altre nazioni e pertanto si schiereranno per una politica di maggior rigore che costringerà il nostro paese a rivedere ulteriormente i conti.
D'altronde il futuro governatore Mario Draghi ha fatto chiaramente intendere che il sostegno della Bce mediante l'acquisto dei Btp italiani è un'eccezione e non la regola e petranto il suo tempo potrebbe essere prossimo a scadere.
Ma al di là degli aspetti macro economici della vicenda il fulcro del problema è rilevabile nel previsto maggior impoverimento generale, in quanto è facile prevedere gli impatti che avranno le politiche governative sulla vita quotidiana; gli aumenti diretti delle imposte come quello dell'Iva e quelli mascherati causati dalla drastica riduzione delle detrazioni per lavoro dipendente e carichi di famiglia avranno un peso nei conti degli italiani di diverse centinaia se non migliaia di euro in media.
E' ipotizzabile inoltre l'abbinamento di effetti speculativi nelle dinamiche dei prezzi, simili a quelle causate dall'introduzione dell'euro; infatti l'aumento dell'iva sarà dell'1%, quindi non sempre percepibile a livello di prezzo singolo; a questo punto basterà arrotondare per eccesso per ottenere un aumento superiore a quello previsto dal decreto ed addebitare la colpa al medesimo, intascando "una cresta" basata sull'impatto psicologico dell'inevitabilità dell'aumento in quanto è stato il governo a deciderlo.
Non ci aspetta quindi nulla di buono per i prossimi mesi, anzi per i prossimi due anni in quanto la sensazione è che per governo e parlamento la parola d'ordine sia resistere a tutti i costi fino alla fine delle legislatura, non importo lo scempio compiuto sul paese l'importante è salvare i propri interessi personali (discorso che in primis vale per il premier ma che può essere allargato ad un numero elevato di parlamentari che se sopravviveranno ancora un annetto potranno godere del famoso vitalizio riservato ai parlamentari, che non è roba da poco).
La riuscita dello sciopero e della correlate manifestazioni di ieri testimonia che esiste uno zoccolo duro di italiani, sempre più ampio in verità tanto da diventare ormai maggioranza, che non intende arrendersi e che è pronto per una svolta epocale. A loro la politica di opposizione deve dare una risposta chiara ed inequivocabile se vuole sopravvivere a questa crisi, perché le recenti esperienze delle elezioni amministrative e dei referendum dimostrano che la società civile è in grado di riempire gli spazi lasciati vuoti dai partiti tradizionali quando quest'ultimi non sono più in sintonia con le esigenze della gente.

martedì 6 settembre 2011

Sciopero

Oggi è stato il giorno dello sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra economica proposta dal Governo ed a difesa dei diritti in bilico dei lavoratori che il decreto stesso contiene, e puntualmente si sono accese le polemiche intorno all'opportunità di questa manifestazione. 
Premesso che il diritto di sciopero è assolutamente una scelta individuale è evidente che qualsiasi opinione si presta a strumentalizzazioni a seconda della chiave di lettura. Un dato preoccupante è comunque rilevabile dal fatto che ormai da anni non esiste più il legame fra le principali organizzazioni sindacali, le immagine dei tre leaders sullo stesso palco durante le manifestazioni nazionali appartiene ad un passato ormai lontano. Per la verità molti lavoratori si chiedono quanto il loro sindacato riesca ancora a rappresentare i loro interessi ed è in fondo l'obiettivo non dichiarato che le categorie padronali hanno cercato di raggiungere in decenni di lavoro ai fianchi, supportati in particolare negli ultimi anni dall'azione dei governi di centro destra dall'origine dichiaratisi esplicitamente a sostegno delle categorie imprenditoriali.
Nel caso odierno lo sciopero ha avuto un'elevata partecipazione di piazza, segno tangibile della coesione che la Cgil riesce a mantenere con i propri iscritti ma considerate la motivazioni è evidente che la partecipazione è stata trasversale. Dei numeri e dell'entusiasmo dei partecipanti devono ovviamente riflettere in primo luogo il governo che non ha mai nascosto di non amare la piazza, e quindi il popolo in generale, ma anche le altre sigle sindacali che negli ultimi anni hanno imboccato una strada che le ha portate a disconoscere in alcune occasioni quegli stessi ideali che dovrebbero essere alla base della loro missione. 
I sindacati nascono per contrapporre la forza collettiva dell'unione dei lavoratori allo strapotere economico e politico degli imprenditori, cercando di garantire un equilibrio fra le due forze. Siccome in questi ultimi decenni il peso si è nettamente sbilanciato a favore dei datori di lavoro ecco che diventa necessaria la crescita del potere contrattuale del sindacato e risulterebbe indispensabile l'unità del fronte per garantire il giusto apporto ai lavoratori. 
Le politiche intraprese da Cisl e Uil di mediazione nei confronti degli imprenditori ma frequentemente in antitesi alle effettive esigenze dei lavoratori hanno rotto il fronte di resistenza lasciando la sola Cgil a sostenere fino in fondo le lotte per una più equa giustizia sociale ed economica.
Oggi non era in discussione solo la contestazione alla manovra economica con le dolorose ed inique conseguenze che comporta sui cittadini comuni, ma soprattutto la difesa dello Statuto dei Lavoratori ed i sacrosanti diritti in esso sanciti che verrebbero beffardamente aggirati dall'art.8 dello stesso decreto. 
Questo governo si è contraddistinto in molti dei sui esponenti per un feroce odio di classe nei confronti dei lavoratori sia pubblici che privati, considerati una zavorra ed umiliati nelle dichiarazioni come persone di rango inferiore se non schiavi a cui togliere ogni traccia di dignità personale. 
L'azione che si sta svolgendo tocca tutti indistintamente e non è più possibile tacere indifferenti, occorre alzare la testa e gridare con forza la nostra protesta civile. Appare pertanto incomprensibile l'indifferenza se non addirittura l'irresponsabile contrarietà con la quale le altre sigle sindacali hanno accolto l'iniziativa, dimostrando che l'azione del governo è riuscita in parte a raggiungere i suoi scopi di dividere i lavoratori ed i loro rappresentanti sottoponendoli al ricatto dettato dalle nuove norme in definizione, peraltro in parte sciaguratamente già sperimentate alla Fiat.
Alla Cgil si chiede però un ulteriore passo, quello di continuare nelle iniziative catalizzando l'interesse di tutti i lavoratori, anche i non iscritti; giusto il riferimento della segretaria Susanna Camusso al famoso motto "Se non ora quando?" ma proprio per dar corso alle intenzioni è necessario che il sindacato a questo punto diventi anche propositivo.
Infatti vista l'incertezza con la quale si sta muovendo l'opposizione la Cgil è diventata uno dei pochi punti fermi per quei cittadini che si sentono vessati e svuotati dei loro diritti e questi italiani chiedono al sindacato di battersi per fermare il declino del nostro paese che appare inarrestabile. 

lunedì 5 settembre 2011

Scuola o skuola?

Ci siamo, le lunghe vacanze estive sono agli sgoccioli ed il popolo degli studenti si sta scaldando ai blocchi di partenza per l'avvio del nuovo anno scolastico, ma come ogni anno si inizia con il consueto dato negativo in merito allo sforamento del tetto teroricamente imposto dal ministero per i prezzi dei libri.
E' un'annosa questione che si protrae da decenni, trattasi di beni di prima necessità per i quali non esiste un mercato concorrenziale e le case editrici speculano senza scrupoli, confortate dal paraocchi indossato dal ministero. 
Le cifre sono imprssionanti in partciolare al Nord dove il supramento del tetto si verifca nel 62% dei casi (inchiesta Adiconsum riportata da "Il Fatto Quotidiano" -  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/31/anno-scolastico-stangata-sui-libri-di-testo-sforati-i-prezzi-imposti-dal-ministero/154491/con cifre di spesa che arrivano anche a 400 Euro, a cui naturalmente vanno aggiunti i costi per i materiali, che nel corso dell'anno diventano una voce importante e forse un pò trascurata nelle statistiche, anche perchè spesso maestri e professori impongono determinate marche (stranamente le più costose) che casualmente sono reperibili solo in un determinato negozio. Ma ci si sbizzarrisce anche nella scelta di quaderni e biro, arrivando ad averne più di uno per ogni materia magari riempito di poche pagine alla volta.
Ovviamente il ministero fa sapere che sono una risibile percentuale le scuole che hanno sforto il budget e minacciano comunque di inviare gli ispettori nelle scuole disubbiddienti, ma ormai questa commedia si ripete da anni con un patetico rimpallo delle responsabilità fra il dicastero e le case editrici: alla fine però pagano esclusivamente le famiglie, costrette a spendere ogni anno cifre assurde per quello che dovrebbe essere un diritto garantito a tutti anche grazie all'aiuto dello Stato per il sostenimento delle spese (vorrei invitare tutti a rileggere l'art. 34 della Costituzione).
Direttamente correlato all'acquisto dei libri è l'incredibile fardello caricato sulle spalle in particolare dei più piccoli realtivo al volume e peso dei libri stessi; chiunque transiti davanti ad una scuola elementare faticherà a riconoscere i bambini sovrastati da zaini di dimensioni più grandi della propria schiena e con un peso quasi sempre pari ad almeno il 50% del proprio peso. 
Una verà assurdità con evidenti conseguenze per il corpo in via di sviluppo, a cui nessuno sempre voler davvero porre rimedio. Sono cadute nel nulla le proposte di libri a fascicoli o l'avvio dell'introduzione dell'e-book (quest'ultimo consentirebbe ovviamente anche un concreto e sostanzioso risparmio sul costo dei libri) ma la tortura a cui sono sottoposti quotidianamente i bambini sembra davvero lasciare indifferenti anche gli stessi maestri e professori, in quanto ognuno per portare l'acqua al suo mulino aggiunge ai libri ulteriori dispense, fotocopie e moltiplicazione di quaderni per singola materia.
Ma ovviamente la scuola è schiacciata da un fardello di problemi che le ultime riforme in particolare non hanno fatto altro che aggravare, in quanto la linea sostenuta dall'attuale maggioranza politica, che peraltro ha governato nella maggior parte degli ultimi vent'anni, mette a fuoco la preminenza degli interessi economici delle scuole private a danno di quelle pubbliche, dando inoltre impulso allo stravolgimento dei programmi educativi e didattici per favorire una revisione del processo di insegnamento seguendo una linea "amica".
Si tenta così di riscrivere in particolare la narrazione della storia recente per adattarla alle esigenze di marketing degli esponenti del centro destra, eliminando le lotte, i sacrifici ed il pensiero filosofico che è stato alla base della Restistenza durante la seconda guerra mondiale. 
Questa rivoluzione di pensiero unita alla fortissima spinta promozionale ed anche economica (vedi i contributi elargiti dalla Regione Lombardia) in favore dell'istruzione privata, sta cercando di formare una scuola d'elite nel senso che è destinata a pochi figli di benestanti forgiati al credo berlusconiano, creando di fatto scuole di serie A e di serie D, con obiettivo finale di escludere dall'istruzione tutti coloro che non appartengano ad un ceto sociale sufficientemente agiato.
Questo perchè l'ignoranza provoca sudditanza, per cui si tratta di un lento ma inesorabile processo di dittatura del sapere, con nefaste conseguenze sulla sviluppo sociale e culturale di un'intera nazione, che verrebe soggiogata ai crismi del pensiero dominante senza facoltà di replica.
Se a questa restaurazione didattica aggiungiamo i tagli ai docenti ed alle risorse ogni anno sempre più evidenti (ho appena ricevuto la richiesta durante la prima riunione della scuola media frequentata da mio figlio, di effettuare una colletta per il materiale cartaceo, compresa la carta igenica), con nessun riguardo rispetto alle effettive esigenze del territorio (da una parte esistono cattedre scoperte mentre dall'altra vengono lasciati a casa molti professori, a seconda di come hanno operato i cosidetti tagli lineari - http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/elementari-i-tagli-lasciano-a-casa-2000-maestri-e-al-nord-e-boom-di-cattedre-vuote/155355/ ) appare evidente come la gestione del sistema scolastico sia a dir poco catastrofica ed ogni ministro che si succede ha come unico obiettivo quello di lasciare un sua impronta per i posteri.
In mezzo a questo marasma generale studenti e professori si organizzano spontaneamente e trovano una nuova forza collettiva sul web, dove sono nati siti di riferimento che spesso supportano gli studenti più di quanto la scuola stessa riesca a fare ufficialmente, oltre a creare un'immensa comunità virtuale che ha comunque il merito di non far sentire i protagonisti abbandonati a sé stessi ( http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/05/news/scuola_2_0-21213165/?ref=HREC1-10 ).
Credo che questo articolo potrei benissimo tenerlo nel cassetto e riproporlo identico nei prossimi dieci anni, ho l'impressione che l'istruzione non sia più diventata una delle missioni dello Stato, almeno finchè l'attuale classe politica deterrà saldamente le redini del potere. 
Ma l'alfabetizzazione è stato uno dei primi processi che dopo l'unione territoriale ha cercato di creare una nazione italiana ed il ruolo che ha avuto nella storia dei nostri 150 anni ritengo sia stato fondamentale per la crescita maturata dal paese che è uscito da un'era mediovale per trasformarsi in pochi decenni in una delle grandi nazione sviluppate del pianeta.
L'investimento in istruzione e cultura quindi non ha prezzo ed è la linfa che consente ai singoli individui di sentirsi parte protagonista di una società e di poter credere in un futuro migliore; distruggerlo significa colpire al cuore il significato stesso di Stato e di Nazione.

domenica 4 settembre 2011

L'infanzia rubata

Chi è genitore sta assistendo in questi anni allo sconcertante accorciamento dei limiti fra l'infazia, l'adolescenza e l'età adulta che i modelli imposti in particolare dal mondo televisivo e dalla moda ci stanno proponendo. Si moltiplicano i programmi dove sono protagonisti bambini che recitano parti da adulti ed anche le pubblicità, apprarentemente destinate a promuovere prodotti per i bambini stessi, vengono proposte con un taglio ed immagini che fanno il verso al mondo adulto. 
L'ultimo clamoroso caso è quello di Boobs and Bloomers, azienda francese che ha lanciato una campagna pubblicitaria per promuovere una nuova linea di biancheria intima per bambine in cui vengono mostrate fotografie raccapriccianti che sembrano tratte da un sito di incalliti pedofili. 
Bambine identificabili con un età intorno agli 8/10 anni completamente truccate in pose provocanti che indossano biancheria che non sempre donne adulte hanno il coraggio di acquistare ed ancora più aberrante il fatto che venga loro fatto indossare un reggiseno imbottito, ammiccando quindi ad una parte del corpo che loro stesse non hanno ancora sviluppato. 
E' un invito non troppo velato ad usare il proprio corpo come forma di richiamo, peccato che questo tipo di gioco è già pericoloso per chi possa avere raggiunto la necessaria maturità ma è criminale per chi il mondo non lo può conoscere e non può difendersi. I genitori delle bambine che hanno prestato il loro volto e purtroppo il loro corpo alla pubblicità ritengo che dovrebbero subire le conseguenze giuridiche delle loro azioni, esporle al pubblico come oggetti in vetrina per di più con evidenti messaggi di stampo sessuale è un'azione delittuosa che andrebbe sanzionata nelle giuste sedi.
Analoga sorte dovrebbe toccare ai pubblicitari che hanno ideato questa campagna ed ai responsabili dell'azienda che hanno anche solo immaginato di creare una linea di biancheria del genere.
D'altronde sfogliando i giornali ci accorgiamo che anche le semplici immagini promozionali delle linee di abbigliamento per bambini sono copiate da quelle degli adulti, mostrando i bambini in situazioni ed atteggiamenti che non sono senz'altro naturali per la loro età; il senso di responsabilità dei genitori dovrebbe evitare che la scuola si trasformi in una passerella dove esibire abiti griffati e costosi, creando disagio e competizione nei confronti di altri bambini che magari non possono permettersi quel tipo di abbigliamento e pertanto vengono esclusi dai contatti sociali già dalle scuole elementari, con le catastrofiche conseguenze che si possono immaginare.
Ma l'abbigliamento è solo la faccia in evidenza di una mentalità che i bambini detengono o perché lasciati ad assorbire i messaggi televisivi senza il filtro degli adulti o perché i genitori stessi riflettono su di loro la propria competitività sociale. Ho ricevuto qualche mese fa una nota sul diario di mio figlio in cui la maestra richiamava i genitori ad indirizzare i figli ad evitare abbigliamento o comportamenti da sedicenni, inadatti a bambini di 8 anni. E' l'evidente segno dei tempi dove il posizionamento sociale degli adulti viene esasperato al punto da rifletterlo sui propri figli, generando dei veri e propri mostri a cui viene fatto credere che prima si entra nell'età adulta e meglio è, perché la vita è una continua guerra per conquistare le migliori posizioni a qualunque costo, non importa se distruggendo le proprie vite e quelle degli altri.
Purtroppo la cronaca è sempre più riempita da notizie di minorenni che si vendono con una spregiudicatezza inquietante, spesso per pochi euro o ricariche di cellulare, perché questo è il modello prevalente fra gli adulti, l'obiettivo principale di molte ragazzine è diventare come le tante "veline" od "olgettine" che sono balzate agli onori della cronaca, vivere una vita al massimo senza dover lavorare semplicemente utilizzando il proprio corpo e la propria avvenenza come unica arma per ottenere ricchezza e fama, perché se non vai a letto con un potente non sei altro che una sfigata senza futuro.
Senza futuro sembra invece essere il nostro paese dove questo sistema è stato adottato ai livelli più alti, con la complicità talvolta di genitori benedicenti che così si vedono risolto il problema di pensare al futuro dei lori figli: una volta per un posto di lavoro si barattava il proprio voto adesso per poche migliaia di euro si vende il proprio corpo e la propria dignità. 
Bisogna essere i primi, bisogna sempre vincere, bisogna essere i più forti, bisogna essere i più belli: uno stravolgimento della teoria darwiniana sull'evoluzione della specie che ha cancellato il periodo più bello della nostra vita, quell'infanzia che dovrebbe essere dedicata alla crescita ed alla gioia della scoperta del mondo con l'innocenza e lo stupore di cui solo i bambini sono capaci. 
Anche lo sport ed in particolare il calcio sta vivendo una fase in cui sta lanciando messaggi diseducativi, non solo per quanto avviene a livello professionistico ma soprattutto per come vengono gestiti i settori giovanili; la competitività inizia a cinque / sei anni, gli allenatori urlano e bestemmiano nei confronti dei bambini per ogni palla persa, i genitori litigano e qualche volta passano alle vie di fatto ai bordi dei campetti per un rigore non dato. Quando guardo i visi di questi bambini non leggo sempre la gioia di giocare ma la preoccupazione di non raggiungere un risultato o di deludere il proprio genitore, il cui desiderio srebbe che il figlio diventasse un professionista per evitare di ripetere i propri fallimenti. 
Mi piacerebbe che i bambini tornassero a giocare come una volta sui campi polverosi degli oratori, nei cortili dei palazzi, sui prati usando coma pali delle porte giubbotti e maglioni e tornassero a casa tutti sudati e sporchi dopo interminabili partite ma con il sorriso stampato sulle labbra o per la gioia di avere vinto o per la voglia di una rivincita con gli amici, perché di avversari veri non ne esistono.
Credo che tutti conoscano la favola triste di Michael Jackson, l'infanzia stappatogli con la violenza dal padre per costringerlo a salire sul palco, gli applausi ed il successo che non compensavano la sua voglia essere bambino e di giocare con gli altri, il Peter Pan che si è nascosto dentro di lui fino alla morte. Quanti lo hanno invidiato ed ammirato mentre lui non trovava pace nell'impossibilità di essere felice, perché questi anni strappati dalla sua vita non avrebbero potuto più ritornare ed anche se i soldi potevano regalargli l'illusione di rivivere l'infanzia in un parco di divertimenti costruito nella propria casa una parte della sua anima si era persa per sempre.
L'infanzia rubata ai nostri figli non gliela potrà mai restituire nessuno, essere un bambino è il miglior regalo che la vita ci concede, non neghiamolo a loro, non abbiamo fretta di vederli crescere  ed assomigliare a noi, perché il mondo che abbiamo costruito per loro non è il migliore di quelli immaginabili.   



venerdì 2 settembre 2011

Gli avvoltoi

I molti della mia generazione che hanno vissuto l'adolescenza a pane e Tex ricorderanno sicuramente le immancabili scene nel bel mezzo del deserto sotto un sole torrido in cui i nostri eroi ritrovavano un malcapitato legato al terreno ed in corso di spolpamento da parte delle formiche rosse. Dopo di chè il buon Kit Carson al grido di "maledetti uccellacci" giocava al tiro a segno con i simpatici avvoltoi che soggiornavano sui bordi dell'inferno in attesa di vedere passare il dannato trasportato da Caronte.
Questo sfondo ricorda molto la situazione politica odierna con il cadavere (in senso politico ovviamente) di B. ormai decotto e gli avvoltoi che si stanno facendo avanti con le facce più disparate; non bastavano le solite dei politicanti succubi per decenni del grande capo ed ora ansiosi di sfamarsi al suo banchetto lasciato vuoto, ora si moltiplicano anche "le discese in campo" (ancora!) di personaggi che si sacrificano sull'altare della patria.
Gli ultimi nomi balzati agli onori delle cronache sono quelli di Luca Cordero di Montezemolo e Alessandro Profumo: il primo è stato per anni l'uomo più invidiato d'Italia quando poteva sfoggiare i sogni proibiti di decine di milioni di italiani (la Ferrari e soprattutto Edvige Fenech), oggi vorrebbe scendere in pista rombando ma non si è ancora ben capito di che colore è la sua monoposto, l'importante è cominciare a far parlare di sé come di un nuovo messia.
Il secondo, ex banchiere si successo ed ultimo grande trombato nella lotta dei finanzieri d'assalto, uscito dalla porta si ripropone dalla finestra; si vede che ha avuto tutto il tempo di rimuginare un grande progetto per l'Italia di cui sentivamo la mancanza ma soprattutto immagino stia pensando di spostare i ministeri in Romania in modo da risparmiare sui costi della pubblica amministrazione.
Insomma una nuova generazione di imprenditori e capitani coraggiosi che pensa di poter conquistare e governare l'Italia come se fosse la loro azienda, un film già visto e che ha portato il paese sull'orlo del baratro.
E se per una volta il nuovo leader venisse dal basso, dalla gente che davvero conosce cosa succede in città, che vive nell'economia reale e non in quella virtuale, che paga le tasse fino all'ultimo centesimo in busta paga e non si lamenta di un misero contributo di solidarietà (che tristezza), che si commuove ascoltando l'inno di Mameli invece di gettarsi addosso l'ampolla dell'acqua del Po, che i festini sono solo quelli del compleanno dei figli e non pratica abitualmente il bunga bunga, insomma che sia un italiano vero come cantava Toto Cutugno e non gli venga mai in mente di dire "L'Italia è un paese di merda".
Si accettano candidature.

giovedì 1 settembre 2011

Rocco ed i suoi fratelli

Ci sono storie che raccontano di un Italia diversa da quella degli stereotipi, come quella narrata da Nando Dalla Chiesa su "Il Fatto Quotidiano" ( Rocco e i suoi fratelli di carta ).
Rocco, in fortunata coincidenza con il celebre film di Luchino Visconti, è un emigrato lucano figlio di un calzolaio approdato a Torino negli anni sessanta; come molti emigrati all'epoca vivevano in otto in due stanze, condividendo ogni istante della giornata ed ogni bene. 
In famiglia lavoravano tutti ma non leggeva nessuno e così quando ai tempi delle contestazioni e manifestazioni approda alle medie conosce un professore di italiano che lo fa innamorare della letteratura; Rocco da allora coltiva un sogno, quello di diventare come il suo professore e diffondere cultura, ed infatti alla fine riesce a dirigere una libreria, con grande orgoglio.
Una delle tante storie di immigrazione, un fenomeno che ha contribuito al grande sviluppo economico del dopoguerra ma pagando il prezzo della difficile integrazione al nord degli emigranti, considerati nel sentire comune dell'epoca come appestati da evitare a tutti i costi. 
Un problema che non è mai stato risolto come dimostra il successivo fenomeno social politico rappresentato dalla Lega e che oggi viene riproposto con altri protagonisti, nuovi immigrati arrivati da mondi ancor più lontani sia geograficamente che culturalmente.
Ma la bellezza della storia di Rocco sta nel capovolgere l'immagine del ragazzo del sud ignorante ed emarginato, perché qualcuno sa accendere una scintilla in lui che divamperà nel fuoco sacro della passione per la letteratura ed i libri. 
Una madre straordinaria che teneva insieme un'intera famiglia, i fratelli ed il padre con tanti lavori che oggi definiremmo da precario ma alla base una cementificazione di affetti che è sempre più difficile trovare ai giorni nostri;  tutte caratteristiche comuni a molte famiglie di immigrati dell'epoca ma che non hanno impedito, anzi  hanno favorito, il sorgere di una nuova generazioni di sognatori pronti a scommettere su di una vita diversa in un paese migliore, frutto di uguaglianza e di rispetto reciproco. 
Una generazione di idealisti che e di combattenti, una stagione sfociata nelle contestazioni della fine anni '60 e degenerata nel buio degli anni di piombo; ma forse anche perché dall'altra parte della barricata non è stato facile per molti accettare che dopo un secolo potevamo finalmente tutti sentirci italiani e che repubblica significava "cosa pubblica" e non privilegio di pochi.
Ma Rocco il suo piccolo grande sogno ha continuato a coltivarlo, ad inseguirlo e l'ha realizzato, mantenendo la speranza di poter condividere la cultura con gli altri, perché la conoscenza non è un vuoto fine ma il principio del diritto dell'uomo all'indipendenza ed alla felicità.
Ed allora grazie a Rocco ed ai suoi fratelli, ai suoi cugini ed a tutti quelli che hanno rigenerato il DNA del nord, che ci spingono a credere in un'Italia diversa da quella delle cronache politiche e dilaniata dai razzismi campanilistici, e che ci regalano la favole da raccontare ai nostri figli.