Fenicotteri a Putzu Idu (Or)

Fenicotteri a Putzu Idu (Or)

mercoledì 31 agosto 2011

Mare Trivellum

Il reperimento di sempre maggiori risorse energetiche è diventato negli ultimi anni una necessità impellente ed un problema di natura internazionale; le previsioni della riduzione della possibilità di approvvigionamento del petrolio, dati in voga già dagli anni '70, hanno fatto nascere a livello mondiale la corsa alla sviluppo delle fonti energetiche alternative, portando anche a livello nazionale all'emanazione di leggi che regolano la concessione di sostanziosi contributi per incentivare l'incremento del ricorso all'energia fotovoltaica anche da parte di privati.
Ma sua maestà il petrolio in fondo è rimasto il padrone incontrastato sia perché le ricerche sulle fonti alternative non hanno prodotto risultati tali da rendere sicuramente anti economico lo sfruttamento dei giacimenti, sia perché trattandosi di un prodotto fondamentale per il mantenimento e lo sviluppo dell'attuale modello economico gli interessi  legati al mercato del greggio sono diventati veri poteri forti tali da influenzare le scelte politiche e sociali delle nazioni, nonostante la crisi dovuta alla tragedia del 2010 nel Golfo del Messico.
Così  in Italia da qualche mese si è tornato a discutere sui tagli agli incentivi per l'energia fotovoltaica e nella stessa direzione, volta a  favorire il ritorno allo sfruttamento dell'oro nero, si sono verificati alcuni fatti allarmanti per l'impatto che le decisioni potrebbero avere in particolare a livello ambientale ma anche a livello economico.
Cito in particolare due notizie apparse questo mese la prima su "La Nuova Sardegna" ( Oro nero. l'assalto al mare del Sinis ) e la secondo su "Il Fatto Quotidiano" ( Sicilia, trivelle pronte per l’oro nero E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia ); in entrambi casi c'è un comune denominatore, anzi due: le ricerche in aree di elevato pregio ambientale e turistico e, soprattutto, il fatto che l'Italia sia diventato il paese della cuccagna per le imprese petrolifere.
I dati sono stati ben evidenziati dal dossier sull'argomento di Legambiente ( Un mare di trivelle ) , nel quale vengono messi in evidenza sia la favorevole legislazione "ad trivellam" che passata sotto silenzio ha consentito nell'ultimo anno di allargare le maglie del divieto di ricerca nei nostri mari (ed un nuovo disegno di legge è in corso di esame) sia in particolare le motivazioni economiche sottostanti allo sviluppo dell'attività in Italia.
Infatti oggi nel nostro paese ricercare ed estrarre il petrolio ha delle condizioni molto più vantaggiose rispetto al contesto internazionale, con particolare riguardo a quelle fiscali.  
Tali cifre sono esplicitate nei siti delle stesse compagnie petrolifere che parlano di costi di concessione annuali di soli 5 Euro per km quadrato e royalties fino al massimo del 7% (4% per il petrolio offshore); per avere un termine di paragone in Libia si arriva all'85 per cento, in Norvegia e Russia all'80.
E' evidente che un simile trattamento favorevole invoglia le multinazionali ad investire nel settore con conseguente indotto per le imprese italiane che entrerebbero in affari con le compagnie. Tale fatto ha però innescato i dubbi in relazione ai legami politico - industriali che potrebbero derivarne in quanto l'attuale governo e molti parlamentari sono portatori di interessi personali relativi al business delle imprese di famiglia e le normative che stanno incentivando il settore petrolifero aprono un ulteriore capitolo relativo al conflitto di interessi. 
Infatti, come evidenziato nel succitato articolo de "Il Fatto Quotidiano", le compagnie petrolifere titolari delle concessioni pronte ad affondare le trivelle nel canale di Sicilia hanno dei legami di affari con imprese della famiglia del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, legami che pur non avendo assolutamente niente di illegale stridono con il fatto che fanno capo proprio con i parenti stretti della titolare del dicastero che si dovrebbe occupare istituzionalmente di difendere l'ambiente ed il territorio.
In definitiva un quadro poco rassicurante sia per il rischio ambientale che tali operazioni comporta sia per la possibilità concreta di impoverimento della bellezza e dell'integrità dei nostri mari e delle nostre coste. Le bellezze paesaggistiche ed il conseguente sviluppo turistico che comportano sono sempre stati una delle colonne portante della nostra economia e del nostro stile di vita, anche se negli ultimi decenni tale ricchezza è stata erosa da scellerate politiche edilizie e di mancata difesa dall'inquinamento.
Rinunciare a tale patrimonio per una quota insignificante di produzione economica (nel 2010 sono state estratte 5 milioni di tonnellate di petrolio, che rappresenatno meno del 7% dei consumi totali nazionali di greggio)  ed oltretutto con il rischio di vedere aumentare le problematiche relative ai discutibili intrecci fra i poteri politici ed economici ai danni della collettività e della nazione, ritengo si tratti di una scelta altamente rischiosa e potenzialmente distruttiva dal punto di vista ambientale, ma anche alla lunga anti economica (lo sfrtuttamento ecosostenibile delle risorse paesaggistiche è uno degli investimenti a maggior ritorno a medio lungo termine).
Avallare tale scelta rpresenterebbe un calcio dato alle prospettive future del paese oltre che un ulteriore segnale del distacco fra gli interessi comuni della popolazione e della nazione in generale rispetto a quelli particolari dei poteri forti sia economici che politici.
  

lunedì 29 agosto 2011

L'arte di arrangiarsi

Quello italiano da sempre è stato un popolo maestro nell'arte di arrangiarsi, cioè di far fronte ad ogni situazione e problema con i mezzi e le risorse disponibili. In un periodo come questo contrassegnato da profonde crisi economiche e sociali, tale "arte" diventa un ancora di salvezza e forse la migliore dimostrazione di quella genialità tipicamente italica che ci permesso di primeggiare in molti campi nel corso dei secoli.
Purtroppo le mutazioni del carattere dell'italiano medio causate dal diffuso benessere del dopoguerra, diventato pigro ed indolente nonché refrattario a qualsiasi novità, hanno modificato il nostro dna facendo sì che sempre meno soggetti siano in grado di reagire con prontezza alle esigenze del momento.
In particolare lo sviluppo della tecnologia informatica e principalmente delle infinite possibilità offerte dalla Rete ci ha trovati un po' spiazzati e snobisticamente refrattari, come a dire "vai avanti prima tu che poi io arrivo con calma".
Ma il mondo di oggi corre ad una velocità inimmaginabile solo qualche anno fa e restare indietro significa forse perdere molti treni per sempre. Per fortuna esistono ancora delle eccezioni, persone che non stanno solo a guardare ed a subire il mondo che le sta schiacciando ma reagiscono,  esplorando anche terre poco conosciute.
Mi ha colpito recentemente un articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano" (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/23/franca-ed-emilio-pastori-in-rete-contro-la-crisi/153011/in cui il mondo arcaico e tradizionale dei pastori sardi sposa il progresso tecnologico e futuristico rappresentato da internet per far fronte sia allo strozzinaggio economico del prezzo del latte imposto dagli industriali e dalla distribuzione, che alla crisi che sta spazzando via i piccoli operatori.
Una vita di sacrifici ma di passione, la voglia di continuare una tradizione millenaria che è il fulcro di un'intero popolo fiero delle proprie origini, il desiderio di continuare a dare un futuro alle nuove generazioni senza dover sottostare ai ricatti del ceto dominante, tutto ciò dando in pratica uno schiaffo morale anche a chi in questi giorni non è in grado di  indicare la direzione del futuro del nostro paese.
Franca ed Emilio con la loro famiglia, pastori di Gergei un piccolo paese nel cagliaritano, si sono messi in proprio raccontandosi su internet ed offrendo anche un servizio di e-commerce per adottare una pecora a distanza, grazie al quale si possono ricevere in cambio naturalmente anche i prodotti di cui l'intera isola ne va fiera, pecorino in testa. Grazie ad internet possono vendere ad un prezzo equo ed il coinvolgimento di persone lontane (ma è anche possibile prenotare soggiorni con attività agrituristiche e di conoscenza del territorio locale) è la faccia migliore del cosidetto mercato globale.
Questa esperienza però non è isolata ma fa parte di un progetto più vasto che coinvolge una quota crescente di persone che decidono di abbandonare il posto fisso, o comunque dipendente, per diventare imprenditori dando voce alle proprie passioni con il supporto fondamentale della Rete. 
Si chiamano "WWWorkers ( http://www.wwworkers.it/ ) e rischiano di diventare i virus benigni che potrebbero far guarire il sistema Italia dalla cronica dipendenza dall'elite politica ed  economica che ha dominato in particolare negli ultimi due decenni.  
Come giustamente afferma Giampaolo Colletti, autore di questo innovativo progetto, nella scheda di presentazione dei WWWorkers "in un paese imbalsamato da logiche di casta, i wwworkers – connessi alla rete e alla propria creatività – sono anche la dimostrazione concreta di come si possa scommettere sulla cosa più preziosa di cui si è in possesso. Se stessi."
C'è da ben sperare, stavolta. 

domenica 28 agosto 2011

La Dolce Vita

Sono passati poco più di cinquant'anni ma "La Dolce Vita", probabilmente il film italiano più conosciuto nel mondo, è ancora oggi lo specchio decadente ed anche un po' crudele di quella parte della società italiana che aspira a diventare la storia stessa del nostro paese.
Roma, anni sessanta: il boom economico è sotto gli occhi ed anche nelle tasche di tutti, la capitale risplende di luce propria ma anche riflessa nelle cronache mondane che diventano sempre più seguite grazie all'espansione dell'arte cinematografica che richiama sul Tevere le più famose star hollywoodiane. La notte diventa piccola, una strada in particolare, Via Veneto, diventa il centro del mondo; si inventano nuovi mestieri legati all'effimero e nasce l'ispirazione per nuovi personaggi per diventeranno storia. Una storia in fondo amara e grottesca raccontata attraverso lo sguardo malinconico di Marcello Mastroianni, i pellegrinaggi notturni in una città silenziosa e magica incontrando borghesi ed aristocratici grotteschi e strampalati, fantasmi in libera uscita da ville decrepite e che si dissolvono nel nulla al mattino. 
Tutto è esagerato, il linguaggio, il trucco , i vestiti sono la parodia di una vita che si pensava potesse rimanere dolce in eterno, ma era sempre un sogno che si dileguava prima di poterlo accarezzare, come nella famosa scena della fontana di Trevi con Mastroianni che si avvicinava alla Ekberg senza riuscire mai a baciarla, come se una barriera invisibile l'allontanasse dalla chimera. Ma dietro la vita creduta dolce c'era la realtà di un benessere che aveva raggiunto il suo apice e che non avrebbe più potuto essere condiviso da tutti; stava per nascere l'Italia degli speculatori e dei furbetti, delle tangenti e del servilismo ai potenti.
Sono passati cinque decenni, quell'epoca è diventata storia ma l'Italia non ha girato pagina, i volti di allora sono riconoscibili in molti dei protagonisti di oggi, anche se i personaggi da gossip non sono più i divi del cinema o gli aristocratici, ma calciatori, presunte show girls, famosi da grandi fratello o isola e  fanciulle che sculettando in tivù aspirano ad un posto sicuro in parlamento, visto che al giorno d'oggi è più facile farsi eleggere che imparare a cantare o recitare. 
Il centro del mondo snobista è decadente si è trasferito ad Arcore, non ci sono più i caffè di Via Veneto ma i sotterranei di una villa, l'Italia di oggi è rappresentata tutta lì, come nel bunker di Berlino dove si festeggiava il compleanno del Furher mentre fuori il mondo bruciava ed il dittatore stesso a chi gli faceva notare le sofferenze del popolo tedesco rispondeva che era stato il popolo stesso a scegliersi il proprio destino legandolo indissolubilmente al suo.  
Forse fra qualche anno riconosceremo sul grande schermo la parodia dei personaggi della "Dolce Vita " di oggi ma resterà comunque l'amarezza per aver bruciato il patrimonio economico e spirituale che gli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale ci avevano lasciato e che purtroppo non sarà più disponibile per le nuove generazioni. Così come allora quell'inutile vagare notturno senza uno scopo e senza emotività era il preludio della fine di tante speranze, il "bunga bunga" di oggi è il simbolo del totale decadimento morale e civile di una nazione che continua a credere di essere una delle protagoniste delle scena mondiale ma che invece si è ridotta ad una comparsa ipnotizzata dal potere del denaro e senza più l'entusiasmo degli ideali che ci avevamo fatto diventare finalmente italiani. Se vogliamo inseguire un nuovo sogno e vivere nella speranza di un mondo migliore è necessario pertanto un nuovo Risorgimento, prima di tutto morale.

giovedì 25 agosto 2011

Figurine e figuranti

In questi giorni di fine estate gli appassionati di calcio sotto l'ombrellone stanno consumando la fervida attesa per l'inizio della nuova stagione nutrendosi del gossip dei giornali sportivi in relazione alle campagne acquisti delle squadre. Ma i lettori più attenti non hanno potuto fare a mano di confrontare le due opposte facce del pianeta calcio che recentemente sono balzate agli onori della cronaca: le vicende di Samuel Eto'o e di Lamberto Boranga. 

Il centroavanti camerunense è stato al centro di una delle più clamorose operazioni di calciomercato degli ultimi anni, non solo per le cifre coinvolte ma soprattutto per la scelta compiuta dal giocatore. Infatti non si tratta del solito colpo del Real Madrid e del Manchester United ma si parla dell'Anzhi, sconosciuta squadra millitante nel campionato russo ed originaria di Makhachkala, capitale della repubblica del Dagestan. E' già difficile rintracciare tale città sull'atlante ma è impossibile trovare notizia della squadra in qualsivoglia albo d'oro di manifestazioni sportive. Infatti il miglior risultato della storia recentissima del club, che è stato fondato nel 1991, è stato il quarto posto della Premier League Russa nel 2000. 
Ed allora viene spontaneo chiedersi, che c'azzecca un campione che ha vinto la Champions League (3 volte), la medaglia d'oro alle Olimpiadi e la Coppa d'Africa con una squadra che fino a ieri non veniva nemmeno chiamata per fungere da sparring-partner? La risposta è semplice ed anche il più sprovveduto dei lettori l'ha già intuita: i soldi. Già, perché nel gennaio di quest'anno uno dei tanti annoiati plurimiliardari russi, tale Suleyman Kerimov, invidioso del successo del presidente del Chelsea Abramovich ha pensato bene di rilevare l'Anzhi e di dar vita ad un grandioso (?) progetto sportivo. Sono arrivati i primi giocatori di prestigio, l'ex madrilista Roberto Carlos (37 anni) e il centrocampista Zhirkov dal Chelsea ed adesso il colpo grosso. Ma il Dagestan non è la Spagna o l'Italia, è una delle zone dell'ex Unione Sovietica devastate dalla povertà e soprattutto dal terrorismo, tanto che i giocatori della squadra non vivono in città ma bensì a Mosca e ad ogni partita in casa viene organizzato un volo aereo e vanno in ritiro (accompagnati in limousine) al centro pulifunzionale della società (un vero orrore stile guerra fredda), per poi ripartire immediatamente dopo la partita. 
Nessuno degli abitanti di  Makhachkala ha mai visto uno dei loro beniamini se non dentro i rettangolo di gioco la domenica. Insomma l'ambiente ideale per un calciatore che coltiva ambizioni di carriera ed di prestigio internazionale (!!!). E' evidente che una qualsiasi persona troverebbe mortificante doversi abbassare ad un tale livello ed il fatto che un campione affermato lo scelga volontariamente, rendendo inutili in pratica le proprie capacità tecniche, causa una tristezza infinita in chi ancora pensa che la passione per quella palla che rotola su prato possa riempire di felicità un qualsiasi ragazzo di questo pianeta. 
Davvero qualcuno di noi vorrebbe vivere in una prigione dorata a 40 gradi sotto zero? D'accordo che si parla di milioni di Euro di ingaggio ma per chi di soldi ne ha già una montagna che se ne fa di una collina? E quando appenderà le scarpe al chiodo cosa resterà di quest'avventura? Probabilmente niente se non gli zeri in più sul conto in banca ma credo che ogni essere umano possa essere felice solo se la ricchezza la vive dentro di sé. 

Di ben altro tenore è la notizia che riguarda un calciatore ai più sconosciuto ma forse presente nella memoria di una generazione di collezionisti degli album Panini degli anni '70, quelli in cui i calciatori apparivano quasi tutti con i capelli lunghi ed i baffi voluminosi .Una delle più famose figurine introvabili dei tempi (oggi su Ebay la singola vale circa 5 Euro) è stata quella di  Lamberto Boranga, portiere fra l'atro di Brescia, Perugia, Fiorentina e Cesena.
All'anagrafe oggi ha 69 anni, di professione medico sportivo con due lauree in Medicina e Biologia e soprattutto una vera e profonda passione per il "giuoco" calcio. Il dott. Boranga nel campionato 2011-2012 difenderà i pali del Papiano, squadra di seconda categoria di una frazione di 320 abitanti dalle parti di Masciano, nella verde Umbria.
L'ingaggio? Se ci sta una cena dopo una bella vittoria è il premio migliore. L'obiettivo? Divertirsi e mantenersi in forma. Una bella storia che ci dimostra come le passioni sono il motore della nostra vita e che ci regala un sorriso e la voglia di tornare a seguire il calcio. E, perché no, a sognare le partite come una volta, quelle che ci si inventava nella nostra mente ascoltando "Tutto il calcio minuto per minuto", quello di Ameri e Ciotti per intenderci e del ".. clamoroso al Cibali!". Bei tempi!

(Fonti: http://www.repubblica.it/sport/calcio/calciomercato/2011/08/23/news/bunker_eto_o-20760557/?ref=HRERO-1 e http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/22/calcio-torna-in-campo-a-69-annisara-portiere-in-seconda-categoria/152910/)

martedì 23 agosto 2011

I passeggeri di terza classe

Questa estate sembre non finire mai, l'aria cada e densa di questi giorni si carica di presagi di tempeste, non sono meteoroligiche. Sta per tornare l'"autunno caldo" una definizione che paradossalmente mette i brividi: il Titanic sta per affondare ed il capitano ha deciso che le scialuppe di salvataggio sono riservate ai passeggeri di prima classe. Lo stesso capitano che ha visto  l'iceberg in fondo all'orizzonte ma ha preferito continuare a far suonare l'orchestrina e navigare "avanti tutta". Lo champagne per tutti che aveva promesso si è trasformato in "lacrime e sangue" ma quel gusto amaro lo devono assaporare solo i passeggeri di seconda e terza classe, chiusi dietro i cancelli ad osservare l'acqua che invade i corridoi ed avanza impetuosa. Ed allora non resta che spingere tutti insieme per spezzare le sbarre e cercare di risalire la china di questo transatlantico già inclinato verso l'abisso. Non si può restare indifferenti mentre la classe dirigente di questo paese distrugge il progresso di oltre sessant'anni di democrazia e di benessere condiviso, mentre gli evasori continuano a farla franca ed i sacrifici per le famiglie diventano insostenibili, ben vengano quindi le iniziative di lotta ed di protesta civile che ci permettano di far sentire la nostra voce, dagli scioperi alle iniziative spontanee delle gente comune, per strada ed anche sul web. Quest'ultimo è diventato il vero parco democratico della gente, è forse l'unico strumento che ancora sfugge al controllo totale della "casta", anche a livello mondiale come ben dimostrano le rivoluzioni avvenute ed in corso nei paesi arabi del Mediterraneo che hanno avuto inizio e si sono propagati grazie proprio a questo strumento. Mi auguro che quella rivoluzione pacifica e democratica che ha avuto il suo inizio nei recenti esiti dei referendum e delle elezioni amministrative possa propagarsi a macchia d'olio in tutto il paese al fine di riprenderci in mano il filo del nostro destino ed il futuro dei nostri figli.

giovedì 18 agosto 2011

Mille lire al mese

Con quanti euro al mese si può vivere? Quanti ne spendiamo inutilmente in beni e servizi non necessari né che ci procurano ulteriore piacere od utilità dopo averli acquistati? Veramente deve sempre essere necessario far crescere la ricchezza prodotta? Sono domande che il caso di cominciare a porsi seriamente, mentre tutto intorno il cerchio sembra stingersi intorno alla nostra libertà costringendoci a quelle che sembrano scelte obbligate forse è arrivato il tempo di ripensare al proprio stile di vita ed alla possibilità di non farsi schiacciare dalla crisi mediante scelte individuali più consapevoli. 
Il consumismo è stata la filosofia di vita del mondo occidentale per 50 anni ma ha beneficiato di una coincidenza di fattori favorevoli unica nella storia: la formazione di un nuovo ordine mondiale dopo l'immane tragedia della seconda guerra mondiale, l'avvento della democrazia nella maggior parte dei paesi sviluppati, le scoperte in campo medico, l'emancipazione dell'uomo dal lavoro inteso come servitù padronale, l'affermarsi dei diritti umani come fulcro della nostra società, la scoperta continua di nuove risorse naturali ed economiche da sfruttare per il progresso e lo sviluppo economico. Questi ed altri fattori hanno consentito il divenire di un'idea di base per cui la ricchezza poteva crescere solo se condivisa, gli imprenditori assumevano personale per produrre beni sapendo che impiegati ed operai avrebbero dedicato una parte del loro salario ad acquistare nuovi beni e servizi, gli utili in parte venivano reinvestiti in nuovi stabilimenti ricominciano il processo già descritto. 
Tutto bene finché si è cominciato a capire che i beni da produrre diventavano sempre meno e le risorse a disposizione cominciavano a scarseggiare, in particolare quelle energetiche. Non potendo più crescere comuniatriamente è cominciata la concorrenza per acquisire sempre maggiori fette di ricchezza, a questo punto strappandole ad altri con mezzi più o meno corretti se non illegali. Non potendo più crescere se non a tassi marginali la ricchezza è stata oggetto ad un processo di redistribuzione non più in maniera equa e solidale, ma accentuando il divario fra le varie fasce di percettori di reddito.
L'appagamento per il benessere ricevuto ha fatto sì che nel nostro dna scomparisse l'istinto alla lotta per la sopravvivenza e per la difesa dei diritti, barattando l'illusione di una vita sempre più agiata con la perdita graduale di alcune protezioni nei confronti dei soggetti più forti, processo innestato in Italia dalla fusione fra i poteri economici e politici avvenuta a causa dell'avvento di governi di centro destra guidati da uno dei più importanti e ricchi imprenditori del paese .
Ma le crisi finanziarie degli ultimi anni hanno fatto venire allo scoperto la reale impossibilità di una crescita continua, rendendo di fatto indispensabile impostare un ridimensionamento dell'economia globale. Il surplus di debito pubblico che attanaglia i governi delle potenze più sviluppate, nessuna esclusa, è lo specchio della situazione della società civile, che ormai vive al di sopra dell proprie possibilità da molti anni. Di fronte ad una situazione così compromessa molti governi stanno tentando di adottare misure al fine di reindirizzare sulla retta via le politiche economiche ma , soprattutto nel nostro paese, le scelte che si intendono compiere  comportano veri e propri atti di macelleria sociale ai danni dei ceti meno forti, arrogando ai principali protagonisti della vita politica ed economica il diritto medioevale in pratica di vita o di morte civile sui singoli cittadini, perché quello che si sta compiendo negli ultimi anni e che sta diventando lampante con l'ultima manovra non è altro che violenza: violenza ai danni dei lavoratori, violenza ai danni dei ceti più deboli, violenza nei confronti degli onesti, violenza al senso stesso di Stato.
Di fronte ad un tale scempio diventa difficile ipotizzare una vera reazione collettiva, anche rappresentata dai partiti di opposizione e dai sindacati, ormai da anni indeboliti da lotte interne e privi di leaders capaci di creare quella forza aggregante far gli individui necessaria per poter intraprendere azioni di lotta. Pertanto diventa sempre più evidente che l'unica risposta può essere una reazione individuale: basta con l'equazione più lavoro + guadagno + spendo + sono felice, occorre rompere questa reazione a catena e riconsiderare le basi su cui impostare la nostra vita quotidiana. 
Non esiste una ricetta, ognuno di noi può si può fare il proprio esame di coscienza e riconoscere gli errori commessi e le rinunce che si possono fare a cuor leggere, meglio ancora se gradualmente per abituare la mente ed il corpo a cucirsi un vestito su misura. 
A volte ci rendiamo conto che le cose più semplici contengono le soddisfazione più grande: ricordiamoci il gusto di un frutto colto dall'albero, di una torta fatta con le proprie mani, del rumore delle onde che si infrangono sulla spiaggia, del sorriso e dell'abbraccio delle persone che si amano, ognuno può trovare mille pensieri felici dentro di sè; e la felicità non ha prezzo.



martedì 16 agosto 2011

No ponti no parti


Nella recente manovra economica uno degli aspetti che ha avuto un elevato impatto nell'immaginario collettivo è stato senz'altro il capitolo relativo all'accorpamento delle festività civili con l'obiettivo di evitare i cosidetti "ponti" ed al fine di aumentare la produttività complessiva. Tutto ciò ci fa tornare indietro di qualche mese ed alle polemiche montate sul caso della concessione della festività del 17 marzo, per cui una parte delle forze politiche ed imprenditoriali, dimenticando in realtà che nel 2011 le festività sarebbero state comunque ridotte rispetto agli altri anni, avevano levato gli scudi per difendere una giornata di lavoro che se persa avrebbe causato loro danni economici rilevanti.
E' evidente che nel decreto approvato la scorsa settimana sono stati inseriti alcuni aspetti che nulla hanno a che vedere con il recupero delle risorse necessarie a ridurre il debito pubblico (cito ad esempio il capitolo relativo alla possibilità di licenziare più facilmente) ma che sono da sempre obiettivo dell'attuale parte politche maggioritaria e che sono stati impropriamente aggianciati alla manovra economica "salva fallimento" al fine di poterli far approvare da una larga maggioranza con la motivazione dell'urgenza e totale necessità per evitare il default del paese.
Fatta questa premessa doverosa occorre analizzare più in profondità gli effetti che questa norma potrebbe avere in futuro: ma di qual produttività si parla? Probabilmente ci si riferisce ai dipendenti sia del settore pubblico che di quello privato, da qualche anno considerati "la palla al piede" delle opportunità di crescita del sistema Italia ed accusati di costare eccessivamente e lavorare troppo poco. Queste considerazioni stridono con i dati del'Ocse che vedono gli stipendi medi italiani fra i più bassi in Europa , relegandoci al 22° posto fra i maggiori paesi industrializzati con un aberrante carico fiscale del 46.9% (1). Inoltre spesso i singoli lavoratori si prendono carico di compiti e responsabilità che i ben più pagati manager evitano di assolvere e fanno fronte con il prorio impegno ed ingegno personale ai ritardi nell'organizzazione produttiva dovuto alla cronica mancanza di investimenti degli imprenditori italiani, troppo preccupati di destinare le risorse generate dalla gestione all'elusione fiscale (quando non all'evasione!) ed al pagamento immediato degli utili agli azionisti come unico misuratore della salute dell'azienda. La creazione di valore non può essere un obiettivo solo di breve termine ma deve far parte di un piano a più lungo termine e l'investimento nelle risorse umane genera ritorni ben più elevati anche se non sempre immediati.
Appare pertanto semplicistico il risultato dell'equazione più ore lavorate = maggiore produttività ma è bensì evidente la cronica miopia della maggioranza degli imprenditori italiani incapaci di vedere al di là dei propri confini e con prospettive temporali limitate a pochi mesi. D'altronde la formazione degli imprenditori attuali deriva o dall'improvvisazione nella gestione ereditata delle aziende di famiglia o da una formazione elitaria e squisitamente teorica adottata nelle università economiche. Tutto ciò avrebbe continuato ad avere effetti "locali" se la classe politica attuale non fosse composta in primis da esponenti di questa imprenditorialità, che hanno tentato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, di applicare le regole della gestione aziendale ad un'intera nazione coinvolgendo negli effetti delle loro scelte un intero popolo.
Ecco perchè l'applicazione della norma relativa all'acorpamento delle festività appare assolutamente iniqua e frutto di una visione parziale della gestione delle risorse della nazione: il ritorno economico generato dai ponti festivi vale miliardi (2), soldi che fungono da volano non solo per il settore turistico ma per tutto l'indotto che comporta, a partire dagli esercizi commerciali locali che in questi anni sono stai i più penalizzati dal crollo dei consumi. Si potrebbe pertanto verificare uno scontro fra due opposti settori economici , le grandi aziende (compresa la grande distribuzione) che beneficieranno di tale provvedimento, ed i piccoli operatori economici del turismo e del commercio che inevitabilmente saranno penalizzati da esso. Ritengo che il danno all'Erario derivante dalle minore entrate delle imposte indirette e delle tasse turistiche sia effettivamente superiore a quanto prodotto privatamente dal recupero della produttività, in quanto peraltro la maggiore ricchezza prodotta dalle aziende fuoriesce dal circolo produttivo e degli investimenti per entrare nel circolo vizioso delle rendite finanziarie dei singoli imprenditori, se non addirittura venire destinato all'esportazione di capitali all'estero (in particolare nei cosidetti "paradisi fiscali").
Ma soprattutto i veri sconfitti sono tutti gli italiani che si vedono sottrarre un importante pezzo della loro cultura nazionale ed un'imporante occasione di socialità, vissuta sia a livello famigliare che di comunità. E' alquanto riduttivo misurare la ricchezza di una nazione dal solo indicatore del prodotto interno lordo, è ora di sfatare il falso mito di questo parametro che ha generato nel corso degli  ultimi anni la corsa sfrenata alla concentrazione della ricchezza verso pochi settori, deteriorando il tessuto sociale e le effettive possibilità di sviluppo globale,termine inteso come disponibile per tutti. La crescita, il progresso vanno misurati con fattori non strettamente economici che producono pertanto effetti duraturi e non scalfibili da nessuna crisi finanziaria. La gioia di vivere del popolo italiano, la capacità di cogliere gli aspetti migliori della vita indipendentemente dalle proprie condizioni sociali ed economiche sono sempre state le bandiere del nostro paese che ci hanno reso famosi ed invidiati nel mondo. "La dolce vita" non era riservata ad un'elite ma era una mentalità ed un modo di vivere che ci veniva invidiato in tutto il mondo, il primo vero marchio "made in Italy". Proprio perchè ormai l'inqiua distribuzione della ricchezza verificatasi in particolare negli ultimi decenni ha ridotto le possibilità di sviluppo individuale, la possibilità di godere delle bellezze naturali ed artistiche della ns. nazione e l'elevata socialità che il flusso trtistico comporta rimangono fra le poche ricchezze ancora usufruibili, e la proposta di soppressione da parte di dell''ttuale governo ritengo che possa configurarsi nei risultati un effettivo atto antidemocratico.

domenica 14 agosto 2011

Vip o non vip? Questo è il problema

I telegiornali (in particolare di un determinato gruppo privato) continuano a proporci immagini di vip veri o presunti con tutti i particolari delle loro storie private, occupando con questi servizi almeno la metà della trasmissione. L'"italiano medio" pertanto matura dentro di sé l'immagine di un paese dove il gossip è il fulcro della vita sociale, evidentemente perché non ci sono particolari avvenimenti degni di nota e di conseguenza il livello del giornalismo italiano  televisivo ( a parte qualche rara eccezione di chi si è ribellato al "capo") é veramente desolante. D'altro canto basta entrare in una qualsiasi edicola per verificare di persona l'enorme numero di testate della categoria presenti, segno che il martellamento mediatico ha fatto centro. 
Entrando nei particolari inoltre i servizi sono dedicati a personaggi totalmente sconosciuti a chi non ha dimestichezza con programmi come "Uomini e donne" "Amici" e "Grande Fratello" (che coincidenza però che siano trasmessi sempre dalle stesse reti sopra citate) ed inoltre nessuno dei protagonisti ha attirato l'attenzione del grande pubblico per un qualche merito artistico. 
Inoltre è davvero penoso il moltiplicarsi dei "talent show" che di sicuro hanno regalato pochissimi veri talenti ed invece sono diventati una fabbrica di illusioni per milioni di adolescenti o peggio ancora bambini (orribile la moda dei programmi con i bambini che si comportano come adulti). Quindi nella fase più delicata della vita milioni di ragazzi si illudono che basta sciommiottare qualcuno in televisione per sistemarsi per tutta la vita: ma scusate, abbiamo davvero bisogno di talmente tanti cantanti o ballerini oppure sarebbe più utile che i ricercatori scientifici non emigrassero in massa verso l'estero? Eppure le risorse per i talent show sono illimitate, quelle per la ricerca ... beh lo sappiamo tutti che sono briciole.
 L'effetto è quello di assoggettare le nostre menti e le nostre azioni al piano di chi vuole eliminare ogni nostra capacità di pensare e di essere protagonisti attivi delle nostre vite; invece c'è un disegno per portarci a compiere inconsciamente ogni giorno gesti e scelte che per liberare le nostre menti da ogni pensiero, tanto c'è qualcuno che già pensa per noi e ci regala i suoi "consigli per gli acquisti". Il "Grande Fratello" è davvero fra noi e si è insinuato nelle nostre menti subdolamente: spegniamo la tv! 

venerdì 12 agosto 2011

Ferragosto

C'era una volta Ferragosto, quello celebrato in tanti film e canzoni in particolare degli anni '60 come "Il sorpasso", quello delle città abbandonate a sé stesse, delle auto ferme sotto il sole in autostrada, dei pic-nic in spiaggia, dei fuochi artificiali al tramonto per dire addio ad un'altra estate e rinnovare l'invito per l'anno successivo, stessa spiaggia stesso mare. C'era una volta e non c'è più, quel sentimento collettivo di festa e di appartenere ad un paese che aveva fatto della gioia di vivere la propria bandiera; da oggi c'erano una volta e non ci saranno più le feste ed i ponti, quelli che andavi a cercare sul calendario dell'anno successivo per avere un obiettivo di uno spicchio di serenità da regalarti. Da domani tutti allineati e coperti sul posto di lavoro per produrre di più, perché" il lavoro è gioia" come diceva il Mega Direttore Galattico a Fantozzi; già il caro vecchio ragioner Ugo, ogni giorno che passa stiamo diventando sempre più simili a lui, eterni sconfitti senza speranza, se non quella di poter dire un giorno in faccia a chi ci opprime che "la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca. E dopo ... tutti al mare!

giovedì 11 agosto 2011

Libertà

Libertà, parola pronunciata troppo spesso ed ultimamente dal sapore alquanto sinistro per chi l'ascolta. Infatti nella storia è stata sempre associata alle lotte per estendere al maggior numero di individui la conquista di diritti fondamentali spesso per l'esistenza stessa ma anche per la ricerca della felicità e di condizioni di vita dignitose. Attualmente invece ne viene fatto un uso (anzi oserei dire un abuso) distorto capovolgendone completamente il significato: ora è l'esercizio del potere di un individuo o di un gruppo ristretto di individui ("il branco", "la casta") senza porsi alcun limite morale e materiale ed al fine di negare i diritti ed il benessere degli individui non facenti parte del gruppo, che vengono ritenuti "inferiori". Proprio oggi si parla di "libertà di licenziare", come se fossero gli imprenditori a doversi liberare dalla schiavitù dei lavoratori ; altrettanto aberrante è l'associazione di questo concetto alla possibilità di generare ricchezza per il paese ed evitare il "fallimento". Quindi se ne deduce che i lavoratori sono i veri responsabili della drammatica situazione di crisi della nostra repubblica e pertanto immagino che verrà varata una legge per modificare come segue l'art.1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica affondata dal lavoro".

mercoledì 10 agosto 2011

La festa è finita

La festa è finita, sulla tavola restano le briciole ed i piatti sporchi che nessuno porta via, i calici vuoti, l'odore del vino evaporato ed un vento che solleva i lembi dei tovaglioli. Può sembrare una scena da un film o da un sogno, ma proprio per questo nessuno si vuole svegliare, abbiamo vissuto decenni al di sopra della realtà credendo nel vangelo del consumismo e della crescita all'infinito ma le risorse sono limitate, sempre le stesse. Come in una clessidra basta girarla per far travasare la sabbia dall'altra parte così le nostre trasche si stanno svuotando e gli spiccioli cadono dall'altra parte. A raccoglierli il Gatto e la Volpe di turno, ognuno può mettere loro le maschere di chi preferisce, anche se i potenti veri sono pochi ed in Italia uno solo.

lunedì 8 agosto 2011

Sardegna

Ogni volto che rientro dalla vacanza dopo poche ore il virus della quotidianità mi accorgo che si è nuovamente installato dentro il mio "sistema operativo" come se la  vita fosse stata per tre settimane in uno stato di ibernazione. Dopo si riattacca la spina e tutto ricomincia a girare nello stesso senso di prima; ma un altro virus, stavolta benigno, circola impunemente dentro di me replicandosi nel mio cuore e nel mio cervello. Così quando meno te ne accorgi dal casssetto più nascosto della tua memoria foeriscono le immagini e le emozioni che poi resteranno indelebili per tutta la vita: il mare calmo rosa ed azzurro al tramonto che osservi seduto su una terrazza di un ristorante, il fruscio calmo delle onde che si arrotolano sulla linea del bagnasciuga, il sole che si adagia oltre la linea dell'orizzonte mentre tutti si fermano a guardarlo in silenzio, le sagome argentate dei pesci che cerchi inutilmente di inseguire sotto il piano di un mare cristallino, le nuvole bianche che si gonfiano nel cielo azzurro mentre tu le osservi disteso a galleggiare, il canto stridulo delle cicale accompagnato dal profumo intenso della macchia mediterranea  riscaldati dal sole cocente, il passo lento ed elegante dei fenicotteri che si specchiano nel foglio sottile dell'acqua lucente dello stagno; e la tua vita che scorre in un andamento lento che ti consente di goderne appieno la gioia e la bellezza. 
Grazie ancora una volta ed arrivederci. 
 

lunedì 1 agosto 2011

Nuvola rosa

Un cielo azzurro, finalmente, ed una nuvola rosa che lo attraversa prima di disperdersi sul piano bianco di una salina. Sono anni che vengo in Sardegna (in dettaglio nel Sinis, provincia di Oristano) e mi stupisco ancora della solennità e della bellezza dei fenicotteri rosa, mi sembra incredibile vederli alzare dalle foto dei libri naturalistici e seguire il loro atterraggio nella realtà, a pochi metri, splendidi volatili giunti fin qui dalla lontana Africa per regalarci un attimo di innocente stupore. Grazie ancora una volta a questa terra meravigliosa che non smette mai di incantarmi.