Fenicotteri a Putzu Idu (Or)

Fenicotteri a Putzu Idu (Or)

martedì 22 novembre 2011

Napoli cuore d'Italia

C'è qualcosa di magico ed irriverente nella vittoria del Napoli contro il Manchester City : la magia dei goals al momento giusto di un fuoriclasse ritrovato come Cavani, la magia di un pubblico davvero unico al mondo che mette i brividi persino ai più incalliti leghisti duri e puri quando intona alla fine le celeberrime parole di "O' surdato innamurato" .
L'irriverenza invece è nei confronti degli sceicchi che scendono dal piedistallo dopo aver speso sessanta volte di più dei partenopei ed aver creato un buco nel bilancio societario degno di un debito pubblico e , perché no, l'irriverenza è dello sconfitto (ma solo stavolta) Balotelli nei confronti di chi nelle nebbie del nord (e navigando sul fondo della classifica di serie A) si sta mangiando le unghie al vederlo sbocciare campione di livello internazionale .
Ma se ogni sacrosanto turno di coppa si apre il dibattito fra chi tifa pro e contro le squadre italiane ce n'è una che anche per chi non vuole ammetterlo ci rappresenta più delle altre, perché racchiude nei pregi e difetti di una città il cuore sacro di noi italiani (credo sia chiaro che parlo del Napoli, vero?).
E poi, diciamocelo, che belli i tempi in cui all'estero ci identificavano con "pizza e mandolino", una nostalgia spazzata via dal "italiani? bunga-bunga!": grazie Napoli, regalaci ancora il sogno e l'orgoglio di essere italiani.

lunedì 21 novembre 2011

Marchionne, chi era costui?

Ci sono uomini e donne che lasciano il segno nella storia o nel costume di un paese, persone la cui impronta rimane nella memoria collettiva per anni, decenni o per sempre, persone la cui vita ed opera riusciamo a sentire un po' nostra. 
Sergio Marchionne non sarà senz'altro fra questi. 
Di lui si ricorderà non quello che ha creato (dopo la 500? il nulla) ma quello che ha distrutto: la relazione con i lavoratori della più grande industria italiana, l'appartenenza di un marchio storico della nostra produzione all'Italia stessa, la capacità di creare posti di lavoro e di moltiplicarli tramite l'indotto, ma soprattutto l'orgohlio di tutti gli italiani verso la Fiat stessa, ormai derubricata ad una branca di minore importanza della Chrysler.
E tutto questo con quali risultati per la stessa azienda che amministra?
Crollo delle vendite in Europa, modelli prodotti riciclando vetture già esistenti, progetti di nuove uscite rimandati di anno in anno a causa della crisi e dei risultati sempre più deludenti.
Marchionne ha una gran voglia di abbandonare la Fiat italiana al suo destino offrendo un ricatto in cambio della permanenza sul suolo nazionale della produzione: la sostituzione degli impianti automatici con gli operai.
Già perché l'applicazione delle regole che tanto piacciono a lui porta al processo inverso della storia dell'industrializzazione, uomini che devono produrre sempre di più, con pause sempre più ristrette, senza mangiare prima della fine del turno, senza la possibilità di ammalarsi per non vedersi decurtare la paga, con l'obbligo di un numero crescente di ore straordinarie. 

Un esercito di robot dalle sembianze umane da rottamare non appena non servono più alla causa, uno sfregio al progresso ed alla civiltà.

Ma riflettendo questa non è altro che la rivincita di un uomo solo: immaginatelo all'ultimo piano del Lingotto, a tarda sera, le luci spente se non sulla sua scrivania, il rumore degli aspirapolvere dell'impresa di pulizie a fargli compagnia, un tramezzino acido sbrirciolato su tavolo: la solitudine dei numeri primi.
E' la rabbia interiore di un uomo solo con sé stesso e con i suoi maglioni girocollo, l'angoscia di dover lasciare un segno a qualcuno perché altrimenti nessuno si ricorderebbe di lui, l'ira che sale dentro perché gli altri non capiscono, si ostinano a voler vivere, ad amare, a gioire insieme ai figli anche senza aver ricevuto un sontuoso dividendo sulle azioni Fiat, a fare l'amore, a leggere un libro, a ridere o piangere davanti ad un film ...

Tutte cose che l'uomo del destino Fiat non ha e che invidia agli altri, per questo ce le vuole rubare, ma se non ama il nostro paese nessuno lo obbliga a rimanere, se dovesse tornare oltreoceano ce ne faremo una ragione e quando i nostri figli sentiranno  (forse) nominare in futuro il suo nome chiederanno: Marchionne, chi era costui?

domenica 20 novembre 2011

E adesso?

La luna di miele sta per finire, dopo le maggioranze "bulgare" ottenute in entrambi i rami del Parlamento il governo varato dal Professor Monti sta per smettere giacca e cravatta per rimboccarsi le maniche e varare le prime misure anti crisi.
E' stata una settimana talmente intensa che l'addio di Berlusconi di sette giorni fa in mezzo ai festeggiamenti e lanci di monetine sembra quasi un film in bianco e nero che appartiene ad un'altra epoca.



Non c'è dubbio che abbiamo davvero voltato pagina, le immagini a confronto dei due governi che si sono succeduti in pochi giorni denotano abissali differenze nello stile dei personaggi che li compongono, nella serietà palesata nell'affrontare gli incarichi e nelle effettive competenze di ciascuno dei ministri che sono entrati nella nuova compagine governativa.
Niente a che vedere con la cricca di nani, buffoni e ballerine che ha caratterizzato la peggior fase della storia repubblicana e che ha costretto uno dei paesi più sviluppati del mondo a subire il "commissariamento" di fatto da parte dell'Unione Europea ed un crollo verticale nel prestigio internazionale di cui l'Italia ha fino a pochi anni fa goduto.

Ma se il consenso in Parlamento ed anche quello popolare è sembrato subito piuttosto elevato, diverse sono state le voci di dissenso e di dubbio, sollevate sia all'interno dei partiti che nella società civile. 
In primo luogo ha suscitato forti perplessità il processo con cui si è arrivati a creare un cosiddetto "governo del Presidente" in quanto la gestione della crisi è stata presa in mano e risolta in pratica dal Presidente delle Repubblica, operando ai limiti di quanto previsto dal ruolo istituzionale.
La rapidità con cui si è giunti alla nomina di Monti fa presupporre che già da qualche mese fosse pronto un "piano B" da azionare qualora il governo Berlusconi non fosse stato più in grado di adempiere alle sue funzioni e la situazione economica fosse precipitata. Per quanto i giornali abbiano raccontato della sorpresa che ha colto la maggior parte dei neo ministri al momento della telefonata di Monti, è indubbio che una squadra di tecnici non può essere improvvisata, così come i principi del programma che è stato illustrato durante i dibatti sulla fiducia.


Si sono levate poi, in particolare da parte di alcuni esponenti del centrodestra, proteste per quello che è stato definito un vero colpo di stato, in quanto le nomine sia del Presidente del Consiglio che dei Ministri hanno travalicato il ruolo dei parlamentari e dei vari partiti politici, che sono rimasti totalmente esclusi dalla scelte. 
Inoltre considerate le fasi della crisi la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la crescita esponenziale dello spread fra i Btp ed i Bund tedeschi, espressione della sfiducia nel nostro paese da parte dei mercati internazionali. In particolare il controllo sul nostro paese messo in opera dall'Unione Europea sotto l'egida franco-tedesca è apparso a molti come un'indebita intromissione nella sovranità nazionale, in quanto la pressione esercitata sull'Italia ha di fatto costretto a mettere i piedi un nuovo governo che in primis fosse gradito proprio alle istituzioni politiche ed economiche estere.
Ma forse l'argomento che in questi giorni ha sollevato non solo dubbi ma anche un ritorno delle contestazioni di piazza è l'abito di cui appare vestito il nascente esecutivo, e cioè quello del cosiddetto "Governo delle banche".
L'interpretazione deriva sia dall'esperienza personale del Presidente del Consiglio che di uno dei ministri chiave, Corrado Passera, fino alla scorsa settimana amministratore delegato del primo gruppo bancario italiano. Il problema che viene sollevato è duplice, sia in relazione ai conflitti di interesse che potrebbero insinuarsi nelle azioni prossime future sia al fatto che la genesi della crisi planetaria viene fatta risalite proprio ai comportamenti quanto meno scorretti adottati negli ultimi anni dal sistema finanziario e che hanno intaccato gli equilibri dell'economia reale.


Il giudizio degli italiani riamane in sospeso fra la speranza della rinascita, il timore di concedere una fiducia mal riposta e la paura che non ci sia sia governo tecnico o politico che tenga di fronte ad una situazione ormai drammatica.
Le osservazioni ed i timori precedentemente esposti sono tutti condivisibili, ed è corretto mantenere alta la guardia nel seguire l'azione del nuovo governo in quanto l'Italia non può più permettersi passi falsi sia in relazione alla situazione economica sia per quanto concerne il ristabilimento di una normale vita democratica, quest'ultima affossata in particolare negli ultimi anni dai deliri di onnipotenza e di inciviltà portati dal dominio berlusconiano.
Ma se ogni dubbio è lecito ed è sacrosanto temere nel consegnare le chiavi del nostro paese a persone che non abbiamo scelto ma che in qualche modo ci sono state imposte, un'apertura di credito anche se limitata è doveroso concederla al "Professore", che peraltro già dal primo discorso da premier ha subito parlato di equità, forse il termine più adatto per indicare la priorità assoluta di questo paese e cioè il ritorno della democrazia così come era stata concepita dai padri della nostra Costituzione.
Ci attendono sacrifici, è inevitabile ma la novità sembrerebbe che il conto dovrà essere pagato da tutti e se da una parte appare ingiusto (già si parla di class action nei confronti di Berlusconi per i danni provocati al paese) dall'altra ricordiamoci che se il precedente governo fosse sopravvissuto la maggior parte degli italiani sarebbe stata affogata per far galleggiare la casta degli appartenenti al "cerchio magico".
E se ancora permanessero dei dubbi, vogliamo ricordarci ad esempio di Brunetta e degli insulti ai precari, della Gelmini e del tunnel dei neutrini o di Sacconi e dell'odio contro i lavoratori dipendenti?
Come dice un noto slogan pubblicitario, non ci sono paragoni.

sabato 12 novembre 2011

La peste del ventunesimo secolo

Il mondo politico è in fibrillazione, sono le ultime ore di un governo che resterà nelle storia per aver portato l'Italia sul baratro del fallimento non solo economico ma anche sociale e morale, una Caporetto del ventunesimo secolo il cui prezzo verrà pagato per almeno due generazioni.
Se i danni economici sono evidenti e sotto gli occhi di tutti ancora più pesanti sono gli effetti provocati dal cosiddetto "berlusconismo", una vera malattia che si è propagata via etere da ormai più di trent'anni. Un virus che attacca le difese immunitarie di ciascuno di noi, infiltrandosi subdolamente fra le meningi e che si presenta sotto forma di consigli per gli acquisti.
I malati fortunatamente sono facilmente riconoscibili, il virus apporta modifiche al patrimonio genetico deturpando le capacità intellettuali e linguistiche, per cui se per strada capita di ascoltare qualcuno che parla al telefonino con  la propria igienista dentale, è necessario mantenere le distanze in quanto potrebbe essere contagioso.
Inoltre le mutazioni del DNA causano un curioso effetto clonazione nell'aspetto esteriore dei malati, provocando la caduta dei bulbi piliferi nei maschi e rigonfiamenti e turgidità nelle labbra e nei seni delle femmine (quest'ultime curiosamente riportano come residenza sulla carta d'identità l'indirizzo "Silicon Valley").
Ma l'aspetto più inquietante per il quale gli studiosi di tutto il mondo sono a congresso permanente da ormai qualche anno è la totale assenza di segnale cerebrale con la sola eccezione dei risvegli durante la messa in onda del "Grande Fratello", durante il quale i soggetti hanno un sussulto temporaneo ed un impulso schizofrenico che consente loro però unicamente di mandare un sms per scegliere i nominati da eliminare.
Negli ultimi giorni però le loro condizioni si sono ulteriormente aggravate e si registrano numerose denunce di sparizione da parte dei familiari: pare che dopo la caduta delle loro guida spirituale hanno perso il senso dell'orientamento ed alcuni misteriosamente sono stati ritrovati a vegliare sulla tomba di Bettino Craxi ad Hammamet.
Nel frattempo per le strade ed i marciapiedi non più occupati dai SUV dei malati (che utilizzavano anche per andare a buttare la spazzatura in modo da evitare i contatti con eventuali batteri del ceppo marxista) si sente un inconsueto mormorio, la gente è ritornata a parlare di politica, si usa il noi anziché l'io, la casalinga di Voghera discute con la vicina di casa dello spread fra i Btp ed i Bund, insomma nelle strade circolano meno macchine ma più neuroni.
Considerato che per loro questi ultimi possono essere letali (le loro difese imminutarie non sono attrezzate per difendersi ed anche la lettura di Pinocchio può causare uno shock anafilattico), i malati di "berlusconismo" sono costretti a chiudersi dentro i propri televisori, in modo che le onde elettromagnetiche emesse durante il telegiornale di Emilio Fede riescano a creare una barriera protettiva contro la normalità.
Di conseguenza i cittadini sono pregati di non accendere più i televisori al fine di evitare che gli ectoplasmi dei malati fuoriescano dagli schermi ed invadano le case; nel caso malaugurato dovesse succedere come antidoto sarà sufficiente mostrare loro con decisione una copia della Costituzione della Repubblica Italiana, alla vista del testo torneranno dentro il tubo catodico urlando terrorizzati.
Infine per debellare definitivamente l'epidemia l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato di avere messo a punto un vaccino contro il "berlusconismo": si chiamerà democrazia.

mercoledì 9 novembre 2011

L'ultimo giro di valzer

"La musica è finita, gli amici se ne vanno ..." è una strofa di una vecchia canzone che ben si adatta a quanto successo oggi in Parlamento, con quell'appunto su un foglio del premier Silvio Berlusconi che sottolinea gli otto traditori che hanno affossato la sua maggioranza.
Sembra tutto finito, il fondo di una parabola discendente ormai da un anno a questa parte, un vicolo cieco dove le forze che ha messo in campo si sono scontrate con i primi cedimenti di quel "cerchio magico" che lo circondava in un aurea di invincibilità
Ma poi quella strana notizia, e la sensazione che dentro la manica c'è ancora una carta da giocare, che potrebbe scendere sul tavolo mentre gli altri stanno già stappando le bottiglie di champagne. Quelle dimissioni "ad orologeria" legate all'approvazione di una legge di cui non si conosce il termine entro il quel verrà votata e quel testo ancora più misterioso della legge di stabilità non consentono ancora agli italiani di ritenere girata definitivamente una delle pagine più buie della nostra storia.
Si ha l'impressione che Berlusconi stia preparando la sua vendetta finale, in quel decreto si può facilmente immaginare che verranno compresi alcuni dei temi a lui cari che tutto il parlamento dovrà essere costretto ad approvare per non scontentare l'Europa che ci guarda ogni giorno sempre più preoccupata.
E se non dovesse essere approvato , beh allora la colpa sarebbe dell'opposizione che rischia in un clamoroso ribaltone di fare la figure agli occhi del  mondo della parte irresponsabile che potrebbe affossare il paese.
Un sottile gioco politico, come quello che un anno fa ha consentito a Berlusconi di guadagnare un mese di tempo per la data della mozione di sfiducia e nel frattempo quindi di riuscire a "convincere" alcuni parlamentari a ritornare all'ovile.
In questo momento mentre i titoli dei giornali di tutto il mondo lo danno già morto e sepolto ho la sensazione che stia sorridendo per essere riuscito ancora una volta a rifilare a salvare la pelle ed a fare fessi tutti gli italiani.
La parola "fine" non è ancora stata scritta, forse c'è ancora una pagina bianca ed un uomo con una penna in mano che sta per riempirla, una specie di testamento la cui eredità dovremo portarci sulle spalle per generazioni. Speriamo che sia finito l'inchiostro.

martedì 8 novembre 2011

Cercasi Noè

Stiamo tutti guardando il cielo, cerchiamo uno squarcio azzurro nella matassa ingarbugliata delle nuvole grigie che sembra un nodo indistricabile. L'acqua è fonte di vita, ma in questi giorni è diventata portatrice di morte. Ogni anno ci sono un'alluvione e dei morti da ricordare, ogni anno si aprono (e si chiudono dopo pochi giorni) le polemiche sulle colpe, ma quelle mezze stagioni che un luogo comune vuole che non esistano più sono diventate l'incubo per chi vive a pochi metri da un qualsiasi rigagnolo.
L'uomo da sempre ha cercato la vicinanza dei corsi d'acqua, che consentono di irrigare le terre, di praticare la pesca, di raggiungere altri luoghi. Una delle più grandi civiltà della storia, quella egizia, non sarebbe esistita senza il prezioso aiuto del Nilo.
Adesso è troppo facile allargare le braccia e parlare di fatalità, di pioggia eccezionale, di evento imprevedibile. La verità che la nostra è un'inciviltà fondata sul mattone, si continua a costruire, ovunque, sempre, senza rispetto, perché alla base delle grandi ricchezze c'è sempre una colata di cemento. Vogliamo ricordare ad esempio come ha cominciato Silvio Berlusconi?
Ma la natura è una belva che non si lascia addomesticare, ci sono voluti milioni di anni per creare un equilibrio fra le forze della natura e stanno bastando pochi decenni per distruggere irrimediabilmente il mondo che ci accoglie.
E la terra si vendica, esige i sacrifici sull'altare. Ma come sempre sono gli innocenti che pagano ed i colpevoli non solo la fanno franca, ma rischiano pure di guadagnarci, perché bisogna pur sempre ricostruire e quindi un alluvione può essere un occasione di business.
Non ci resta che sperare in un nuovo Noè.